Paventato da qualche mese, il rischio stagflazione prende forma non tanto (in maniera esplicita) nelle prospettive degli analisti, quanto nel discorso intorno ai “timori del mercato”. Un fenomeno che, a oggi, è ancora tratteggiato in via ipotetica sulla scorta delle rilevazioni (ancora plumbee) sull’andamento dell’inflazione. I dati pubblicati ieri dall’ufficio di statistica tedesco danno un tasso in aumento dell’8,7% annuo rispetto al 7,8% di aprile, in crescita l’inflazione anche in Spagna e in Belgio, mentre il dato sull’Italia e sulla Francia è atteso per oggi. In questa costante risalita dell’indice emerge anche uno spostamento “terminologico” in quando “dal monopolio della parola ‘inflazione’ si sta passando poco alla volta al ‘duopolio’ della ‘stagflazione’, con l'aggiunta non marginale del senso da dare alla parola ‘stag’, ossia rallentamento marcato o recessione”, commenta Antonio Cesarano, chief global strategist, Intermonte.
Dall’inflazione alla stagflazione, crescono le preoccupazioni sui mercati

Nathan Dumlao (Unsplash)
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