Gli strumenti passivi attraggono le assicurazioni

Il 2020 è stato l’anno delle conferme per il mercato degli ETF, che ha dimostrato una forte resilienza nelle fasi di stress. I numeri sono stati eclatanti, stando ai dati forniti da Vanguard, a livello globale, i flussi sono aumentati di 618 miliardi di dollari, mentre le masse gestite hanno raggiunto quota 7.380 miliardi di dollari, pari a un incremento del 19,2%. Una raccolta positiva che ha attratto sempre più investitori, anche quelli provenienti dal mondo istituzionale, che un tempo erano più diffidenti nei confronti di questi strumenti. FundsPeople ha pertanto organizzato una tavola rotonda virtuale per comprendere le ragioni del crescente ruolo dei passivi all’interno delle unit linked.

Quando si parla di passivo spesso si fa riferimento esclusivamente agli ETF, tuttavia su 12 mila miliardi di dollari in gestione a livello mondiale, circa la metà sono fondi indicizzati, fa notare Marco Tabanella, senior sales Executive and Deputy Country Head Italy di Vanguard, pertanto non si può trascurare questa fetta importante di mercato. “In Italia stiamo assistendo a un forte interesse anche per questa tipologia di prodotti, soprattutto da parte delle assicurazioni”, commenta l’esperto. Una prima motivazione a supporto della crescita del ruolo del passivo all’interno di unit linked o strategie multiramo è legata ai costi, in linea con la tendenza dell’industria dell’asset management di ricercare un efficientamento e contenimento di questi, soprattutto nella parte core del portafoglio.

“È un tema che riguarda tutta l’industria, ma sul passivo è una tendenza che e’ stata forse più evidente: pensiamo ad esempio al costo medio di un prodotto passivo sull’S&P500, passato in pochi anni da 40 bps a 7 bps circa. Vanguard, grazie alla struttura mutualistica e all’allineamento di interessi con i clienti azionisti, e’ stato il player che più di altri ha innescato questo repricing sin dal suo arrivo in Europa”, aggiunge.

Perché incorporare i passivi nelle unit linked?

Un’ulteriore spinta ai passivi nel mondo assicurativo e’ stata l’adozione crescente nell’ambito di unit linked a fondi esterni. “Questi veicoli consentono ai consulenti di costruire portafogli con ETF e fondi indicizzati anche in mancanza di un servizio di consulenza a parcella, riducendo i costi per i clienti e senza alcuna penalizzazione in termini di remunerazione”. A ciò si unisce l’innovazione dell’offerta. “I provider sono stati capaci e veloci a intercettare nuovi trend, primo fra tutti quello ESG.” specifica Marco Tabanella.

Luigi Provenza, Chief Commercial Officer Investiment & Wealth Management di Banca Widiba conferma l’evoluzione dei passivi nella parte core dei portafogli in consulenza. “L’introduzione di Mifid 2 ha permesso l’utilizzo di questi strumenti finanziari da usare come building block, per replicare meglio un benchmark e contenere i costi. Il prossimo passo sarà l’uso predominante di questi anche nei rami assicurativi”, commenta il manager. “Le caratteristiche della gestione passiva relative alle performance e ai bassi costi, non solo sono in linea con gli obiettivi IVASS, ma anche con i nostri, primo fra tutti, quello di mettere a disposizione del cliente i prodotti migliori per la gestione finanziaria, adattandosi ad ogni situazione di mercato”, aggiunge.

Anche per Andrea Passoni, responsabile Unit Linked di Eurovita, la regolamentazione è il principale driver di crescita degli strumenti passivi all’interno delle unit linked. “Con un mercato divenuto sempre più concorrenziale, la recente normativa di disclosure e contenimento dei costi impone un cambiamento negli strumenti”, dichiara l’esperto. “Tuttavia, quando si inseriscono prodotti passivi nei portafogli assicurativi, è importante analizzare la strategia di ciascuna soluzione per contestualizzarla rispetto al mercato di riferimento e capire se risponda ai nostri obiettivi di lungo termine”, sottolinea.

I costi non sono l’unica motivazione alla base del successo degli strumenti di gestione passiva nel settore assicurativo, ma diverse loro caratteristiche li rendono attraenti per la clientela. “L’accesso immediato e trasparente ad un ampio perimetro di asset class è la prima ragione che giustifica il maggior peso, rispetto al passato, di ETF e fondi indicizzati all’interno delle unit linked”, spiega Paolo Davoli, Responsabile Finanza di CredemVita. “L’ampio spettro di strumenti passivi esistenti permette di costruire un’asset allocation in maniera attiva e dinamica, con un elevato livello di trasparenza del portafoglio. Inoltre garantiscono una buona flessibilità gestionale, derivante dalla possibilità di entrare ed uscire dal mercato con una negoziazione continua durante la giornata”, continua.

“In un contesto caratterizzato da bassi tassi e picchi di volatilità, introdurre strumenti passivi all’interno di un portafoglio ne migliora l’efficienza sia lato costi, che diversificazione”, sostiene Sebastiano Serrao, responsabile Gestioni Patrimoniali e Prodotti Assicurativi di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking. “E questo è vero sia per i gestori di fondi interni che per i nostri private bankers che hanno la possibilità di selezionare nelle nostre polizze unit linked soluzioni sia a gestioni attiva che passiva”, sottolinea. “Sono utili in abbinamento alla gestione attiva sia in chiave tattica grazie alla loro maggiore agilità soprattutto nelle fasi di turbolenza del mercato o in prossimità dei punti di svolta del mercato, che in chiave strategica per introdurre esposizioni mirate a settori o temi specifici, riducendo il rischio di selezione su determinati asset più efficienti, come il mercato azionario USA”, conclude.