Negli ultimi decenni, tre set di dati dagli USA e dall'Europa sono stati frequentemente messi in relazione: l'aumento dei prezzi degli asset privati, il calo dei tassi d'interesse e la crescente diseguaglianza tra le fasce più e meno ricche della popolazione. L'opinione comune è che i prezzi più alti degli asset privati favoriscano i ricchi, i tassi d'interesse più bassi danneggino i poveri, e il risultato finale sia un aumento della diseguaglianza. Un nuovo studio della Banca centrale europea (BCE) firmato da Xitong Hui e intitolato "Asset prices, wealth inequality, and welfare: safe assets as a solution" ribalta questo assunto, dimostrando come, al contrario, un'espansione controllata ed esogena dei "safe asset" (intesi come obbligazioni, ma anche azioni quotate sui mercati pubblici) possa contribuire a ridistribuire la ricchezza tra le diverse fasce della popolazione.
Tre meccaniche esogene per riallocare valore e ricchezza
L'analisi della BCE identifica due gruppi di attori interessati da questo meccanismo, e che a loro volta ne determinano le dinamiche. Il primo è quello degli imprenditori, che investono cifre maggiori e tendono a muoversi sui mercati dei capitali privati per ottenere ritorni più alti, esponendosi però in misura maggiore al rischio. Il secondo è quello dei risparmiatori privati, che si concentrano sugli asset pubblici, più sicuri, e hanno portafogli più ridotti. Normalmente, la ricchezza tende a concentrarsi in maniera endogena nel gruppo degli imprenditori, che ottengono rendimenti più alti dai capitali privati, e quindi accumulano anche risparmi ulteriori. Man mano che il loro patrimonio aumenta, anche i prezzi degli asset di rischio crescono.
Lasciate a sé stesse, pertanto, queste meccaniche contribuiscono ad aumentare le diseguaglianze tra imprenditori (che ottengono ritorni crescenti dagli asset privati) e risparmiatori privati (che vedono nel tempo ridursi i tassi di rendimento degli attivi tradizionali). Servono dei fattori esogeni per invertire l'esito e far sì che vi sia, invece, una redistribuzione della ricchezza. Lo studio identifica tre meccanismi di espansione dell'offerta di safe asset che possono svolgere proprio questo ruolo. Il primo risiede nell'innovazione finanziaria, che può tradursi in un accesso più facile ai mercati da parte degli imprenditori, con quotazioni in Borsa o l'erogazione di debito e altri titoli. Questo permette di condividere i rischi idiosincratici con i risparmiatori privati, ma causa anche una riduzione del premio sul rischio per gli imprenditori. Il secondo meccanismo guarda alle "bolle stabili" sui mercati azionari, in altre parole un incremento dei prezzi degli asset che crea valore per i safe asset favorendo una diversificazione dei rischi; e il terzo è l'aumento del debito pubblico, che viene a sua volta finanziato (anche) tramite la tassazione dei rendimenti realizzati sui capitali di rischio degli imprenditori.
Un sistema diagnostico per le decisioni di policy
Tutti questi meccanismi presentano dinamiche diverse (l'innovazione finanziaria rappresenta un fattore di derisking strutturale, le "bolle" cambiano la composizione dei portafogli riducendo la quota di capitale di rischio, l'emissione di debito è collegata a politiche pubbliche), ma condividono un risultato comune: favoriscono i safe asset e rallentano l'aumento delle diseguaglianze.
In conclusione, lo studio della BCE offre un sistema diagnostico per valutare l'effetto di una decisione di politica economica o di uno sviluppo di mercato: "La chiave sta nell'ammontare di rischio non-diversificato che gli imprenditori sono costretti ad assumersi", scrive Hui. L'espansione dei safe asset "funziona riducendo l'esposizione non-diversificata al rischio degli imprenditori, tramite la riallocazione di valore dagli asset rischiosi a quelli safe oppure rendendo più facile la condivisione dei rischi". Queste dinamiche "riducono la concentrazione di ricchezza, comprimono i premi sul rischio e aumentano il tasso di quelli safe", conclude lo studio.
