I possibili impatti di una perdita di indipendenza della Fed sui diversi tipi di asset

Jerome Powell Fed News
Immagine concessa (Federal Reserve)

Il piano di Donald Trump per garantirsi un maggiore sostegno alle proprie politiche all’interno della Fed si è scontrato con un ostacolo. All’inizio del mese, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha temporaneamente respinto la richiesta avanzata dal presidente degli USA di rimuovere Lisa Cook dal suo incarico di Governatrice della Fed. “La richiesta di sospensione viene rinviata in attesa delle argomentazioni orali previste per gennaio 2026”, ha dichiarato la Corte Suprema. La decisione ha smorzato l’entusiasmo che, due settimane prima, l’amministrazione Trump aveva mostrato dopo il via libera del Senato all’ingresso di Stephen Miran, consulente economico di Trump, nell’istituzione.

L’incertezza a breve e lungo termine

In ogni caso, e in attesa di vedere come si configurerà la composizione della Fed nei prossimi mesi, è evidente che la possibile perdita di indipendenza della Fed a breve termine viene sempre più spesso discussa tra gli investitori. Ciò è dovuto alle conseguenze che potrebbe avere sui mercati e, di conseguenza, sull’economia. Dopotutto, il mandato di Powell scade l’anno prossimo. “L’economia populista, dal protezionismo all’ingerenza monetaria, ha storicamente lasciato le economie più deboli, più volatili e fortemente indebitate. Anche se Cook rimanesse in carica, i mercati si troverebbero comunque di fronte al rischio di una politica monetaria politicizzata, a un’incertezza più elevata e a un attacco prolungato alle istituzioni economiche”, afferma Raphael Olszyna-Marzys, economista internazionale presso J. Safra Sarasin Sustainable AM.

La società di gestione Robeco ne dà riscontro nel suo report intitolato "Navigating the Fed-Trump clash". Già nel 2023, in un’altra pubblicazione intitolata "Un triplice gioco di potere", aveva messo in guardia sul tema. “Uno scontro di potere tra la Fed e il presidente Trump non è una mera preoccupazione teorica, ma comporta una notevole dispersione dei rendimenti per i gestori multi asset globali”, spiega Peter Van der Welle, strategist di Robeco.

Nel suo studio, Robeco riprende un’analisi condotta dal team Investment Solutions, che prende in esame, a partire dai dati del 2004, gli asset più o meno beneficiati dai livelli di indipendenza delle banche centrali. “Quando i mercati mettono in discussione l’autonomia delle banche centrali, aumenta la volatilità delle valute. Ciò spesso provoca un flusso di capitali verso asset alternativi considerati sicuri”, afferma Van der Welle. Tra questi asset spicca, ad esempio, l’oro, che tende a comportarsi bene quando cresce l’incertezza.

Tre scenari per gli asset

Per quanto riguarda il probabile esito del braccio di ferro tra la Fed e Trump, la casa di gestione individua tre possibili scenari, ciascuno con un’eguale probabilità di circa un terzo:

  • Scenario 1: L’indipendenza viene preservata: Ci si aspetta un appiattimento della curva statunitense, una relativa stabilità del dollaro e un contesto di rischio più prevedibile. La correlazione tra oro e Treasury torna positiva. La sovraperformance delle small-cap si inverte.
  • Scenario 2: L’indipendenza si erode: Ci si aspetta un irripidimento della curva statunitense, un aggravamento della fase negativa del dollaro e un contesto di rischio meno prevedibile. La correlazione tra l’oro e i Treasury rimane negativa e il metallo giallo acquisisce ulteriori margini di crescita. La sovraperformance delle small-cap prosegue.
  • Scenario 3: Una dominanza fiscale a tutti gli effetti: La Fed si dimostra fedele ai desideri del Presidente Trump, come lo fu con il Presidente Nixon nei primi anni ’70. I rischi di inflazione negli Stati Uniti diventano di primaria importanza. La domanda di copertura contro l’inflazione subisce un’impennata, a vantaggio degli asset reali. La fase ribassista del dollaro assume carattere strutturale, a vantaggio degli asset in Europa e nei mercati emergenti.