Investitori istituzionali: come stanno predisponendo i portafogli in vista del 2021

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Annie Spratt, Unsplash

Gli investitori istituzionali stanno attivando la modalità 'cautela' di fronte ai timori che i mercati abbiano sottovalutato l'impatto di COVID-19. Secondo un recente sondaggio condotto da Natixis Investment Managers, gli istituzionali hanno spostato i loro portafogli verso una posizione difensiva nel periodo che precede il 2021. Questo è il sentimento espresso da oltre 500 investitori intervistati, tra cui fondi pensione, compagnie di assicurazione, fondi sovrani, fondazioni e dotazioni finanziarie.

Quasi otto intervistati su dieci ritengono che l'attuale tasso di crescita del mercato azionario sia insostenibile. Di conseguenza, la metà degli investitori istituzionali mondiali prevede che entro il 2021 i portafogli difensivi avranno performance realtive superiori. Un alto numero di entità prevede correzioni nel mercato azionario (44%), così come nel settore immobiliare (41%) e tecnologico (39%), e nei mercati del debito (29%).

Questo tono prudente si riflette anche nelle previsioni macro. Quattro intervistati su cinque non si aspettano che il PIL torni a crescere al ritmo anterore prima almeno del 2022 e, di questi, il 35% ritiene che si possa arrivare fino al 2023 o oltre.

Posizionamento dei portafogli

In linea di massima, il posizionamento dei portafogli istituzionali rimarrà stabile: con il 36% in azioni, il 40% in obbligazioni, il 17% in alternative e il 6% in liquidità. Ma se guardiamo più da vicino, scopriremo alcuni cambiamenti significativi nelle loro esposizioni. Ad esempio, un terzo prevede di ridurre le proprie allocazioni alle azioni USA (32%) e di aumentare la propria esposizione verso l'Asia-Pacifico (32%), l'Europa (31%) e i mercati emergenti (31%).

C'è molto movimento nello spazio obbligazionario, dove il concetto di patrimonio privo di rischio sembra mutare. Un quinto (19%) prevede di ridurre l'esposizione ai titoli di Stato e di aumentare la loro presenza nelle obbligazioni societarie investment-grade (30%). C'è anche un grande interesse per le obbligazioni verdi: tra il 48% degli intervistati che possiedono questi titoli, il 47% dichiara che cercherà di aumentare i propri investimenti.

Per quanto riguarda gli alternativi, quasi la metà prevede di aumentare le proprie allocazioni al debito privato, mentre quattro su dieci prevedono di aumentare la propria esposizione alle infrastrutture e il 38% al capitale di rischio.

Gli investitori istituzionali esprimono i loro dubbi, ma intravedono anche delle opportunità sul mercato. Più della metà ritiene che il value supererà il growth e che le large-cap sovraperformeranno le small-cap. Poco più della metà ritiene che i mercati emergenti andranno meglio dei mercati sviluppati, anche se la stragrande maggioranza (86%) degli investitori istituzionali concorda sulla necessità di essere più selettivi nella ricerca di opportunità nei mercati emergenti.

Nonostante il calo delle dimensioni e dell'influenza delle grandi aziende tecnologiche, il 66% prevede che il settore genererà rendimenti elevati anche nel 2021. I settori dell'IT e della sanità vengono considerati come i possibili grandi vincitori dei mercati del prossimo anno, mentre l'energia, il settore immobiliare, i consumi discrezionali e la finanza si aspettano siano in ritardo.