La Fed prova a placare i timori di un nuovo taper tantrum

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Jerome Powell, presidente della Federal Reserve (immagine concessa)

Aumento consistente dell’inflazione. Rialzo a sorpresa dei tassi. Taper tantrum 2.0. È questa la principale combinazione di eventi inattesi che attualmente spaventa di più i mercati. Il consenso degli operatori del settore è che le maggiori economie mondiali hanno ancora bisogno di stimoli monetari da parte delle Banche centrali per la ripresa. Vi è dunque il timore che una salita improvvisa dei prezzi spinga gli Istituti centrali ad agire sulla leva dei tassi. Una paura che la Federal Reserve ha provato a sedare nel meeting di gennaio.

La prima riunione del 2021 è risultata povera di azioni concrete. Ma è stata importante per le parole usate nelle dichiarazioni da Jerome Powell. “Per la Fed nell’ultimo meeting non si trattava di fare dei fuochi d’artificio. Ma era indispensabile mettere in chiaro che l’ente monetario non ha intenzione di diminuire i suoi programmi di acquisto in tempi brevi“, riassume James McCann, senior global economist di Aberdeen Standard Investments. Mentre l’ottimismo attorno alla ripresa si basa sulla prospettiva di ulteriori stimoli fiscali uniti alla distribuzione dei vaccini, per adesso l’economia sta ancora lottando contro le ondate di contagi da COVID-19. “Senza dubbio Powell sarà memore di ciò che il suo predecessore alla guida della Fed Janet Yellen (ora Segretario al Tesoro USA) potrebbe fare sul fronte fiscale, ma per ora non è disposto ad aprire un dibattito sul ritiro delle attuali misure”, difende McCann.

Il problema è che i mercati guardano di cattivo occhio al segnale di uscita dalla crisi. Prevedono dei contraccolpi quando si troveranno faccia a faccia ad un cambio nelle politiche monetarie. Consapevole di ciò, la Fed si trova a dover dar prova di grande equilibrio, nel comunicare qualsiasi cambiamento di politica nei prossimi mesi e anni, secondo Anna Stupnytska, macroeconomista globale di Fidelity International.

Per ora, il messaggio della Fed è che i numeri sono a supporto di questo atteggiamento di cautela. Come sottolinea giustamente Stupnytska, parlano di una certa moderazione nella ripresa e un progresso più debole del previsto del mercato del lavoro nell’ultimo periodo. Ma d’altro canto questo deterioramento dei dati, unito alla ricomparsa del virus, non è stato sufficiente per la Fed per decidere un aumento delle politiche espansive in questa fase. Bruno Cavalier, capo economista di ODDO BHF, è d’accordo con questa interpretazione: “Powell ha ribadito che la Fed probabilmente adotterà un atteggiamento paziente nei prossimi mesi quando si assisterà ad un rialzo sostanziale dei dati sull’inflazione, che per il momento considera solo abbiano registrato un’oscillazione temporanea”.

L’economista esperto in USA di DWS Christian Scherrmann, invita a soffermarsi sui minimi dettagli: “I piccoli cambiamenti rispetto alla dichiarazione precedente evidenzianola recente perdita di slancio economico legato alla pandemia“, spiega. “Il discorso di gennaio menziona i progressi sui vaccini come rilevanti per la ripresa economica, ma l’impatto della pandemia sull’attività economica non è più considerato a medio termine. Powell ha infatti chiarito nella conferenza stampa che ora quei rischi sono a breve termine. Inoltre il percorso di ripresa rimane incerto”, ha aggiunto.

Per il momento, la Fed sembra mantenersi su questa linea di equilibrio. Per Tiffany Wilding, economista di PIMCO, Powell ha trovato il giusto mezzo tra l’enfatizzazione dell’attuale debolezza economica e il miglioramento delle prospettive di crescita. Allo stesso tempo, ha ribadito che l’attuale posizione altamente accomodante della politica monetaria è adeguata a sostenere la ripresa economica. La frase sui cui Wilding pone l’accento è la seguente: “Rimarremo accomodanti finché non assisteremo ad un miglioramento dell’economia e non solo delle sue prospettive“. Per quanto riguarda il modo in cui questo approccio cauto si riflette sugli acquisti di asset, Powell ha suggerito che mancherebbe ancora abbastanza tempo prima che si produca un nuovo sostanziale progresso della situazione economica, quello che secondo l’esperto di PIMCO rappresenterebbe l’innesco per la Fed per iniziare a ridurre il ritmo mensile degli acquisti.

In questo contesto, Seamus Mac Gorain, responsabile dei tassi globali presso J.P. Morgan Asset Management, si aspetta che il rendimento dei Treasury a 10 anni sia scambiato in un range tra l’1% e l’1,25% sul breve termine, ma che salga verso la seconda metà del 2021.