La pausa della Federal Reserve non sembra bastare ai mercati. La pressione in vista della prossima riunione della Banca Centrale americana del prossimo 1 maggio è già iniziata, come dimostrato dai movimenti della curva dei Treasury e dalle dichiarazioni proveniente dagli USA. Sul primo punto, sostiene Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte SIM, “la propensione degli operatori è evidente, alla luce della forte domanda in occasione dell’ultima asta di 40 miliardi di dollari di Treasury biennali, soprattutto dall’estero, da cui è scaturito un aumento della pendenza della curva sullo spread 2/10 anni pari a 2 punti base”. Per quanto riguarda il secondo punto sono da registrare le dichiarazioni di Stephen Moore, candidato del presidente Donald Trump al seggio vacante nel board della Federal Reserve, secondo cui la Banca Centrale dovrebbe immediatamente procedere ad un taglio dei tassi di 50 punti base. Parole che, fa notare inoltre il chief global strategist di Intermonte SIM, “potrebbero rendere gli operatori più impazienti sul timing e sull’entità di implementazione del taglio dei tassi”.
La Fed può davvero tagliare i tassi nel 2019?

Marco Verch, Flickr, Creative Commons
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