Se i gestori, nel corso dei mesi, sono riusciti a far bene il proprio lavoro, anche nei periodi di forte volatilità, allora i portafogli dovrebbero restare resilienti. Di questo è persuaso Mike Oliveros, a capo del team Global Small Cap Equities di Invesco. "Questa è stata una prima metà d'anno piuttosto positiva per i nostri portafogli. Cerchiamo di costruire portafogli bilanciati, in modo che nessuno stile o fattore in particolare prevalga sugli altri. La prima metà dell'anno ci ha offerto l'opportunità di acquistare titoli interessanti a buoni prezzi", dice il professionista a FundsPeople.
La visione della società per la seconda metà dell'anno è simile in termini di volatilità, con la differenza che il mercato nel tempo è diventato più insensibile agli shock. "La prima parte dell'anno è stata dominata da politiche sfavorevoli alla crescita, ma nella seconda metà ci aspettiamo un contesto più favorevole, almeno a livello di politiche economiche, grazie alla cosiddetta "One Big Beautiful Bill" e ai potenziali tagli fiscali. Ovviamente, con l'inizio della stagione elettorale dovremo vedere come si evolverà la situazione, ma mi aspetto volatilità, con uno scenario di fondo più positivo", mette in guardia Oliveros.
Small cap, perché adesso?
Il capo del team Global Small Cap Equities spiega che, nel caso delle small cap, considerando quanto a lungo questa asset class è rimasta sotto pressione e dove si trovano attualmente le valutazioni, "le prospettive sono interessanti da un punto di vista relativo guardando al futuro. I potenziali catalizzatori variano a seconda dei mercati, ma se si riesce a filtrare il rumore di fondo, le economie sembrano pronte a una ripresa ciclica, che sarebbe favorevole per le small cap", precisa.
Detto questo, c'è da mettere in guardia sul fatto che "il prezzo che si paga per un'azione individuale è sempre importante, quindi la pazienza è fondamentale".
La sottoperformance delle small cap non è una novità. "I venti contrari legati all'inflazione, al rialzo dei tassi d'interesse e agli effetti sulle catene di approvvigionamento hanno tutti contribuito a questo scenario. Tutto il resto invariato, ci aspettiamo un miglioramento nel breve termine, considerando che il punto di svolta parte da livelli molto bassi legati al fenomeno di "destocking" (svuotamento delle scorte)", prosegue. La vera domanda che si fa l'esperto è se questa potenziale ripresa si concretizzerà già nel breve periodo o se sarà necessario attendere il 2026: "tutto dipenderà dalla risoluzione delle tensioni commerciali, dal controllo dell'inflazione e dalla discesa dei tassi d'interesse", dice.
Alla fine, il professionista spiega che il processo di destocking arriva a un limite, poi si innesca un ciclo del credito, seguito dal riassortimento delle scorte, e a quel punto la situazione tende a normalizzarsi. "Guardando al quadro generale, stiamo già vedendo bilanci solidi, effetti dell'inflazione sotto controllo e, in gran parte, il processo di destocking si è già verificato. Storicamente, questo contesto si è rivelato molto favorevole per le aziende di piccole dimensioni", commenta.
Per Oliveros le opportunità più interessanti per gli investitori oggi deriverebbero da uno scenario caratterizzato da una maggiore stabilità macroeconomica e politica, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche a livello globale. "Se si raggiungesse la stabilità fiscale, si mantenessero bassi i livelli di regolamentazione e di tassazione, e le tensioni commerciali, come quelle legate ai dazi, venissero risolte o almeno stabilizzate, si creerebbero le condizioni per una rinnovata fiducia delle imprese e per nuovi investimenti", afferma.
Sull'altro lato della medaglia, quello dei rischi "la minaccia più rilevante è rappresentata dal potenziale escalation di conflitti geopolitici. I mercati potrebbero attualmente sottovalutare il rischio di conflitti su larga scala, ma la storia ci insegna che piccoli conflitti regionali possono rapidamente coinvolgere potenze maggiori, a causa di alleanze e dinamiche politiche interne, generando instabilità più ampia".
Inoltre, secondo Oliveros un grande conflitto o una recessione globale sono gli scenari più probabili in grado di compromettere l'andamento dei mercati. In sintesi, "al di fuori di una recessione o di un conflitto significativo, le prospettive per gli asset rischiosi restano positive, ma è fondamentale che gli investitori rimangano consapevoli di questi rischi estremi", prosegue.
La struttura del portafoglio
Se si dovesse semplificare al massimo, il professionista direbbe che il loro approccio è orientato al lungo termine. E "lo realizziamo attraverso equilibrio e selezione opportunistica dei titoli", dice.
Per entrare più nel dettaglio, il loro approccio si concentra sul bilanciamento dei rischi legati a stile, dimensione e fattori rispetto al benchmark, consentendo ai nostri portafogli di resistere alle condizioni di mercato in evoluzione. "Vorrei anche sottolineare l'importanza che attribuiamo al processo: è un elemento fondamentale, soprattutto se si guarda alla prima parte dell'anno e alla volatilità che abbiamo attraversato", commenta.
All'interno del portafoglio cerchiamo un equilibrio tra titoli che definiamo "a crescita stabile" e quelli che consideriamo "opportunità", combinandoli in parti uguali, in modo da evitare che uno stile prevalga sull'altro. Siamo molto attenti nell'assumere rischi in modo intenzionale e cerchiamo di minimizzare i rischi legati ai fattori, generando rendimento attraverso l'alpha idiosincratico.
Ciò che è interessante, secondo il professionista di Invesco, è che le fonti di opportunità sono cambiate grazie alla volatilità del mercato. All'inizio dell'anno, "c'erano ottime occasioni per acquistare aziende statunitensi di alta qualità, soprattutto dopo quella che abbiamo definito la "Liberation Day". Prima ancora, l'Europa centrale era piena di occasioni: ricordo di essere stato in Germania e di aver visto tutte quelle azioni tedesche a prezzi molto bassi, poi, ovviamente, quelle hanno avuto un rally e il focus si è spostato. All'improvviso, le azioni statunitensi sono tornate interessanti, man mano che gli investitori le vendevano", prosegue.
"Tendiamo a guardare dove gli altri non guardano. Potrebbe sembrare un approccio contrarian, ma in realtà si tratta semplicemente di essere flessibili e concentrarsi sui fondamentali, evitando di seguire ciecamente la massa. Finché evitiamo grandi errori nel breve termine, questo approccio tende a dare buoni risultati nel lungo periodo", chiosa.

