Quali rischi corrono i mercati? La parola agli asset manager internazionali

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Loic Leray, Unsplash

Dopo una crisi economica di una gravità tale che non si vedeva dai tempi della Grande Depressione, la ripresa è arrivata. Secondo le stime delle principali entità monetarie e governative, il 2021 sarà senza dubbio l’anno del recupero. E così come la contrazione è stata dura, la crescita di quest’anno sarà di portata storica. Ma ci sono dei pericoli in agguato. I principali gestori internazionali hanno messo in evidenza i quattro maggiori rischi per i mercati che stanno monitorando.

Incognite sulla distribuzione del vaccino

Il problema sottolineato da Jared Franz, economista di Capital Group, è che tutte le previsioni di crescita economica dipendono da come si evolve il processo di vaccinazione. È concorde Fabiana Fedeli, global head of Fundamental Equities di Robeco, secondo la quale a questo punto della ripresa, il rischio maggiore è l’emergere di nuovi ceppi del virus che sono resistenti ai vaccini.

Per Daniel Morris, senior investment strategist di BNP Paribas AM, resta il rischio di un’altra ondata di infezioni virali, dovuta a nuove mutazioni resistenti ai vaccini attualmente disponibili. “In Europa, il rollout dei vaccini è già troppo lento e una nuova ondata allontanerebbe ulteriormente la data di rimozione dei lockdown nel continente”, aggiunge

Anche Monica Defend, global head of Research di Amundi, pone l’attenzione su possibili problemi inaspettati nella distribuzione del vaccino. Perché questi potrebbero avere un impatto molto negativo sugli investitori e sulla fiducia delle imprese, che è migliorata notevolmente dal novembre 2020. “L’emergere di qualche variante del virus per la quale i vaccini esistenti sono inefficaci minerebbe le aspettative sul controllo della pandemia”, avverte. “I problemi nella distribuzione della vaccinazione dovuti a una moltitudine di fattori, come la disponibilità di dosi, la logistica, la volontà della popolazione, le mutazioni e anche i possibili effetti collaterali possono ritardare il ritorno alla normalità”, commenta Esty Dwek, responsabile della strategia di mercato globale di Natixis IM Solutions. Una normalità che è già prezzata dai mercati.

La guarigione dell’economia

Gestire gli ultimi contraccolpi della pandemia porta ad una seconda fonte di preoccupazione: stimare il vero danno economico. Non stiamo parlando di quelli temporanei, che sono perfettamente noti. Ma del danno duraturo. Shamik Dhar, capo economista di BNY Mellon IM, teme che la pandemia produrrà danni a lungo termine causati da un ciclo di feedback di negativi retroattivi e una combinazione di forze fondamentali (il pessimismo contrae la domanda, provoca un aumento della disoccupazione, impatti sul PIL, picchi di inflazione e un prolungato mercato bear). “Questa cicatrice fisica e psicologica trasforma quello che avrebbe potuto essere uno shock temporaneo in una malattia cronica“, spiega. “Tanto che la maggior parte delle economie non tornerà mai al trend in cui si trovava prima della pandemia“.

Anche se i mercati celebrano la fine della pandemia, ci saranno aziende che non sopravviveranno. Un aspetto sui cui Chris Iggo, chief investment officer di AXA IM, vuole mettere l’accento. “Molte imprese non torneranno ad operare, e questo ha delle implicazioni per la nostra geografia urbana, dato il numero di negozi che stanno chiudendo i battenti. Le strade principali delle nostre città non si riprenderanno facilmente: hanno bisogno di nuovi investimenti e di un impegno rinnovato se vogliono tornare alla normalità”, ricorda. Inoltre, questo contesto di chiusure permanenti di negozi significa un aumento della disoccupazione.

I manager delle case di gestione invitano anche a non essere accecati dall’ottimismo a breve termine, ma ad essere consapevoli dei rischi a lungo termine. Un punto evidenziato da Salman Ahmed, global head of Macroeconomics and Strategic Asset Allocation di Fidelity, evidenzia il pesante indebitamento che si è accumulato. “Come viene gestito e quale percorso i paesi sceglieranno di intraprendere verso la sostenibilità del debito (volontariamente o involontariamente) saranno fattori chiave nel progresso dell’economia globale e del ciclo monetario nei prossimi trimestri”, dice.

Valutazioni elevate e rischio bolla

Potremmo trovarci di fronte ad una grande sfida per gli investitori nel 2020: “Mettere alla prova la loro fiducia nella continuità del sostegno delle Banche centrali e la possibilità di pressioni inflazionistiche (con il conseguente rischio di tassi di interesse più alti)”, dice Gaurav Chatley, gestore di M&G del team di European Credit Investment. Secondo l’esperto, il QE è stato concepito come una politica temporanea. Il momento in cui la BCE deciderà di diminuire o fermare il suo programma di acquisto di obbligazioni è il più grande rischio che ci aspetta. “Man mano che i mercati diventano sempre più sopravvalutati, le ragioni per ridurre il rischio diventano più convincenti”, sostiene.

“A parte le valute, praticamente nulla può essere considerato un’opportunità di acquisto solo in base alle valutazioni”, afferma Luca Paolini, chief strategist di Pictet AM. “Detto questo, ciò che era costoso 20 anni fa potrebbe non essere così costoso, dato che i rendimenti delle obbligazioni portate a scadenza sono oggi inferiori dell’1%”, analizza. Benché riconosca che i flussi nei fondi azionari sono stati elevati di recente, ci chiede anche di ricordare che veniamo da un periodo di deflussi significativi. Quindi, per ora, esita a parlare di bolle. Anche se molti indicatori di valutazione sono ai massimi rispetto alla loro media a lungo termine, riflettono le aspettative di crescita degli utili. Tutto dipenderà se la crescita degli utili sorprenda in meglio o in peggio.

C’è anche il rischio opposto. Di non essere nel posto giusto. Questo è ciò che più spaventa James Ashley, capo economista EMEA di GSAM. “Entro la fine dell’anno gli investitori potrebbero lamentarsi dell’insufficiente esposizione al debito asiatico e ai mercati azionari, se la Cina batte le timide previsioni di consenso”, prevede. La Cina è in pieno boom. L’esperto non esita a dichiaralo. Anche con previsioni ottimistiche per il paese, Ashley non esclude un’ulteriore sorpresa in positivo. Secondo i suoi calcoli, se il trend di crescita trimestrale continua, la crescita del PIL cinese nel 2021 potrebbe raggiungere l’11%.

Il ritorno dell’inflazione

C’è una forte preoccupazione di danni all’economia più pesanti del previsto, ma anche chi ipotizza che accadrà il contrario. “Un ritorno alla normalità più veloce di quanto stimato, grazie agli stimoli fiscali e monetari in atto, aumenterà le aspettative di inflazione e metterà in discussione la politica dei tassi zero. Il che avrà un impatto sull’obbligazionario”, sostiene Dwek. “Perché una cosa deve essere chiara: l’inflazione tornerà. “Solo a causa degli effetti di base, il tasso di inflazione in Germania potrebbe salire al tre per cento quest’anno”, dice Johannes Müller, responsabile dell’analisi macro di DWS.

Müller chiede abbastanza flessibilità di giudizio di fronte a questo fenomeno per non liquidarlo come a priori un rischio. Su questo punto, l’incertezza è particolarmente elevata, sia a causa del forte aumento dei livelli di debito, sia a causa delle alte valutazioni di molte asset class a causa del contesto di bassi tassi di interesse. “Inoltre, è sufficiente che le aspettative d’inflazione aumentino bruscamente sui mercati, non solo l’inflazione reale”, insiste.

Gli asset manager su questo punto sono chiari: l’andamento di quest’anno è strettamente legato all’inflazione. E su come le istituzioni monetarie reagiscono ad essa. “La reazione delle banche centrali potrebbe essere una fonte di incertezza. Soprattutto nei mercati emergenti, dove l’inflazione è vicina all’obiettivo. Una mossa anticipata della Fed o un errore di comunicazione potrebbe portare a un secondo taper trantrum, come quello del 2013“, prevede Defend.   

Questo avrebbe implicazioni per diverse classi di attività, come Keith Wade, capo economista di Schroders, evidenzia. Le obbligazioni comincerebbero a scontare tassi più alti e ci sarebbe un periodo di volatilità finanziaria con un calo dei mercati azionari e obbligazionari. Tuttavia, l’aumento dell’inflazione non è un male per tutte le regioni e i settori, sottolinea Wade. L’Area euro e il Giappone accoglierebbero con favore un rimbalzo dei prezzi, così come alcune parti value del mercato. Per il momento, tuttavia, l’esperto non vede questa come una grande minaccia.

Un cigno nero: tensioni politiche

E dai rischi noti a un possibile cigno nero. “Un aumento delle tensioni con la Cina è profondamente sottovalutato”, avverte Sebastien Galy, responsabile della strategia macroeconomica di Nordea AM. Secondo lui, il prossimo presidente degli Stati Uniti dovrebbe fare un’incursione nella base elettorale di Trump. E questo significherà rilanciare la pressione sulla Cina e la sua valuta. Potremmo rivivere un episodio in cui gli americani li bollino come manipolatori della valuta. Il problema è che la Cina non cederà alla svalutazione del renminbi perché erode i margini delle aziende e spinge le aziende a sviluppare la loro produzione fuori dai loro confini.

Ragioni per essere ottimisti

Ma nonostante tutto ciò, un altro rischio potrebbe essere quello di non vedere nel mezzo delle incertezze dei germogli verdi. Perché, nonostante tutto, gli asset manager sono ottimisti. “Anche se siamo consapevoli degli ostacoli esistenti, crediamo che nessuno di questi eventi sia una ragione sufficiente per cambiare il nostro posizionamento a favore delle azioni globali”, afferma Fedeli.

E anche per Iggo, ci sono molte ragioni per essere positivi: “Speriamo che entro la seconda metà del 2021 avremo fatto progressi significativi nel controllo della pandemia e vedremo diminuire i tassi di infezione e di ospedalizzazione. Questo dovrebbe essere accompagnato da una riapertura dell’economia, da migliori tassi di crescita del PIL e quindi da una maggiore gioia da parte dei consumatori e degli investitori”.