In un contesto dominato da tensioni geopolitiche e volatilità crescente, il reddito fisso statunitense si conferma un terreno complesso da interpretare. Il confronto tra David Karni, responsabile portafogli di investimento, BCC Risparmio&Previdenza, e David Vick, managing director, head of fixed income portfolio specialists - multi-sector di TCW, si apre proprio da qui, nel panel de “Il giorno del fund selector”, organizzato a Milano il 16 aprile da FundsPeople, dal titolo “US fixed income: macro, geopolitica e scelte di portafoglio”. Quale lettura dare alla reazione dei mercati obbligazionari alla guerra in Iran? “È interessante osservarla”, spiega Vick. “Vediamo una significativa revisione delle aspettative di inflazione e un rialzo dei tassi”, un movimento che, tuttavia, non è uniforme lungo la curva: “Nel tratto breve, il movimento è dovuto principalmente all’aumento delle aspettative di inflazione, mentre nella parte lunga è il term premium a salire in modo significativo”. I mercati “sembrano considerare questo evento come temporaneo” prosegue l’esperto spiegando che “non vediamo un impatto significativo sulla crescita di lungo periodo”. Il fatto che i rendimenti reali non aumentino suggerisce infatti che non si prezzi un deterioramento strutturale del ciclo economico. Karni insiste sul punto, sottolineando come il mercato “normalizza molto velocemente ogni shock”, quasi archiviandolo nel giro di poche settimane. Una dinamica che rende più difficile interpretare il segnale proveniente dai prezzi e che, implicitamente, alimenta il rischio di sottovalutazione di eventi più persistenti. Da qui la scelta operativa: “Aumentiamo la duration, ma soprattutto nella parte breve della curva”. Una decisione coerente con la view sui fondamentali: “Ci aspettiamo già un indebolimento dell’economia statunitense e continuiamo a ritenere che la prossima mossa della Fed sia un taglio dei tassi”. Eppure “nei mercati del credito non c’è praticamente alcun movimento” sottolinea Vick. “Se due mesi fa ci avessero detto che siamo in guerra in Medio Oriente con il petrolio a 100 dollari, ci aspetteremmo spread molto più ampi”. Una calma apparente che, nel dialogo, è interpretata come segnale di una resilienza forse inattesa, ma anche come possibile area di rischio latente. Karni rilancia su questo punto, evidenziando come il comportamento del credito rifletta una fiducia implicita nella solidità delle aziende. Vick, pur riconoscendo la robustezza dei bilanci, invita alla cautela: “Non è detto che questa tranquillità sia sostenibile nel tempo”. Un passaggio che rafforza l’idea di un mercato in equilibrio precario, dove il rischio non scompare ma semplicemente viene rimandato.
Reddito fisso USA, tra geopolitica e mercati: leggere il rumore senza perdere i fondamentali

Il giorno del fund selector. Foto di Francesco Prandoni per FundsPeople.
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