L'Italia resta nel mirino degli investitori, nonostante la distensione sui mercati delle ultime sedute che - dopo un ottobre horribilis - ha ridato fiato a Piazza Affari e ai titoli di Stato, con lo spread sceso sotto 300 punti base. Il rimbalzo di inizio novembre ha caratterizzato un po' tutti i listini. La protagonista è sempre la manovra finanziaria che ha già cominciato formalmente il suo iter alla Camera. L’Italia ha fino al 13 novembre per rispondere o correggendo il suo bilancio per rispettare in pieno le regole della Commissione Europea (altamente improbabile) oppure inviando nuovamente lo stesso budget o una versione a malapena modificata (più probabile). Sarà per questo che, in una settimana piena zeppa di’mportanti trimestrali, sono stati molti i commenti sullo scontro tra Roma e Bruxelles. “È vero che siamo in una situazione in cui c’è stata una comunicazione non delle migliori da parte del governo ma anche da parte dell’Europa. Però d’altro canto i fondamentali sono solidi e non vedo nessuna possibilità che il PIL cresca meno dell’1% nel 2019”, ha detto ad esempio Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo, durante una call conference. Il banchiere ha aggiunto che comunque anche con una crescita del PIL tra 0,5% e 1% non c’è alcun impatto sul costo del rischio di Intesa. “I fondamentali sono molto solidi, non c’è nessuno scenario da Armageddon. Se si vuole vedere un Armageddon si deve andare al cinema”, ha aggiunto.
Rischio Paese? Ecco cosa ne pensano le più grandi banche

foto: autor matteo ruina, Flickr, creative commons
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