I robo-advisor sono tra i fenomeni più interessanti e innovativi sulla scena fintech. Questi servizi basano il proprio funzionamento su algoritmi che combinano l’utilizzo dell’intelligenza artificiale con tecnologie di analytics: partendo dalle informazioni inserite dal cliente, i robo-advisor identificano la combinazione rischio-rendimento che meglio si adatta al cliente e, sulla base di questa, creano e gestiscono in maniera automatizzata o semiautomatizzata i portafogli di riferimento. Il virtuoso connubio tra tecnologie digitali, intelligenza artificiale, algoritmi e sistemi di calcolo sempre più sofisticati ha facilitato il consolidarsi, anche sul mercato italiano, di realtà che già operanti da anni stanno oggi vivendo un momento di maturazione e di penetrazione sempre più consistente presso il pubblico dei consumatori anche considerando la relativa semplicità di accesso alle piattaforme per il pubblico interessato. Lo sviluppo dei robo-advisor e il passaggio da fenomeno di nicchia e riservato agli addetti ai lavori a realtà che interessa una platea sempre crescente di consumatori ha attirato, come inevitabile, l’attenzione dei regolatori tanto sulla scena internazionale, quanto alle nostre latitudini. Funds People ha chiesto agli avvocati Marco Bellezza e Eleonora Curreli dello studio Legale Portolano Cavallo di fare il punto della situazione.
Robo-advisor: regolamentazione ad hoc o adattamento delle norme esistenti?

foto: autor brentdanley, Flickr, creative commons
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