SSGA, perché puntare su USA e Cina nel 2021

Richard Lacaille, global chief investment officer, e Lori Heinel, deputy global chief investment officer, State Street Global Advisors

Il 2020 certamente non è stato un anno semplice, tutt’altro. Tra le sorprese positive, per chi vive quotidianamente e professionalmente il panorama finanziario, da ricordare certamente la resilienza dei mercati aiutati dall’altrettanto sorprendente velocità con cui Banche centrali e governi hanno messo in atto misure di stimolo.

Covid-19, la grande variabile che ha influito e influisce sulle nostre vite così come sugli andamenti degli assets, continuerà a rappresentare la vera determinante di quanto accade sui mercati per molto tempo, sono convinti Richard Lacaille, global chief investment officer, e Lori Heinel, deputy global chief investment officer di State Steet Global Advisors.

“In questo inizio del 2021”, affermano, “continua a prevalere molta incertezza, che suscita domande a cui non si riesce ancora a dare una risposta”. “L’aumento dei contagi pone interrogativi sull’entità delle restrizioni che saranno messe in atto. Il continuo allentamento quantitativo porta a interrogarsi sulle prospettive di inflazione. E infine permane instabilità politica dopo le tese elezioni negli USA e Brexit”, aggiungono gli esperti.

I mercati, insomma, dovranno affrontare un’altra grande prova nel 2021, in parte legata alla lotta a Covid-19 e in parte alle conseguenze dei cambiamenti che questo virus ha accelerato o accompagnato in poco meno di un anno dalla diffusione su scala globale.

Quali prospettive

“Le quotazioni azionarie dipenderanno in gran parte dalla capacità dei trattamenti e dei vaccini di consentire una completa riapertura dell’economia nei prossimi 12 mesi, questione che desterebbe preoccupazione anche nelle migliori circostanze, e purtroppo quelle attuali sono ben lungi dall’esserlo”, affermano in continuità con quanto sopra esposto Lacaille e Heinel.

Tale considerazione sull’equity è riformulata anche con un respiro più generale. “Non ci potrà essere una piena ripresa senza una diffusione efficace del vaccino, ma a ogni progresso compiuto in tal senso cresce la nostra dipendenza da tale soluzione. Non è possibile determinare l’esito della corsa finché non si troverà una soluzione definitiva”. 

“Inoltre”, proseguono, “una volta superata la crisi, quando la pandemia sarà finalmente sconfitta e le restrizioni alla mobilità saranno completamente eliminate in tutto il mondo, dovrà avvenire un’altra transizione: le economie, infatti, a un certo punto dovranno tornare a crescere in maniera autonoma, indipendentemente dagli incentivi monetari e fiscali. La fase di aggiustamento sarà sicuramente complessa, e molto probabilmente causerà convulsioni nel mercato”.

Tutte considerazioni da cui discende la raccomandazione proveniente da State Street Global Advisors perché gli investitori si mantengano vigili e agili, “poiché la recessione lascerà il posto a un rimbalzo forte ma temporaneo, seguito da una fase di crescita ancora non definita”.

In Stati Uniti e Cina “opportunità imperdibili”

“Nel 2020 la Cina è stata l’unica grande economia a registrare una crescita positiva del PIL (intorno al 2,5%). Poiché ha vissuto per prima la crisi generata dal COVID-19, ha anche iniziato a riprendersi prima di qualsiasi altro Paese, pertanto è in testa al ciclo economico globale. Inoltre, l’impressionante efficacia del controllo del virus fa sì che in Cina siano improbabili nuovi lockdown, il che contribuisce a garantire un’ininterrotta ripresa. La contrazione del PIL statunitense, pari a circa il 3,7%, è notevolmente inferiore rispetto al calo di oltre il 9% nel Regno Unito e di circa il 7% nell’Eurozona”.

Secondo Lacaille e Heinel, al di là della sovraperfortmance di breve termine, i due Paesi godono di una dinamica di crescita positiva rispetto al resto del mondo, pertanto dovrebbero risultare relativamente interessanti anche nel tempo. Ciò non significa, tuttavia, che gli investitori debbano guardare a questi mercati senza considerare attentamente i potenziali rischi. “Il successo della Cina, ad esempio, è estremamente convincente, ma gli elevati livelli di indebitamento, le tensioni geopolitiche e il deterioramento demografico pongono delle sfide. Poiché i titoli cinesi costituiscono una parte sostanziale dei benchmark dei mercati emergenti e le obbligazioni cinesi sono ora incluse negli indici di credito, è tempo di considerare un’allocazione dedicata alla Cina, in modo da valutare appieno rischi e opportunità”, chiariscono.

L’Eurozona, e ancora di più il Regno Unito, sono visti maggiormente in difficoltà dal global chief investment officer dalla deputy global chief investment officer di State Street Global Advisor con utili deludenti, anche per effetto di una minore concentrazione di titoli growth di qualità, meglio posizionati per superare le imminenti sfide.

Il grande quesito sull’inflazione

Una considerazione conclusiva è dedicata dai due esperti al sollievo degli investitori dato dalla certezza che la politica monetaria continuerà a fornire supporto a livello globale. “L’adozione da parte della Fed dell’average inflation targeting (AIT)”, sottolineano, “sta già rivelando la sua influenza, e la ragione di tale cambiamento, condiviso da molte altre Banche centrali, ha già innescato un ulteriore allentamento monetario in Paesi come Canada, Australia e Regno Unito”. “Tassi d’interesse bassi e un maggiore QE potrebbero impedire un eccessivo rialzo dei rendimenti obbligazionari, anche se gli investitori iniziano a riflettere sulla possibilità di un’inflazione più elevata”, aggiungono. Proprio da qui nasce uno dei maggiori quesiti del mondo finanziario post Covid-19. Un quesito, come si può ben capire, a cui non è ancora possibile dare risposta. “Da parte nostra”, concludono Lacaille e Heinel, “abbiamo rivisto al rialzo le previsioni di inflazione sia per il 2020 che per il 2021, ma solo in maniera modesta. È ancora molto difficile rispondere a una delle domande più salienti relative alla crisi generata dal Covid-19: nel medio termine, si rivelerà uno shock inflazionistico o deflazionistico?”