L’attuale scenario di mercato impone agli investitori un equilibrio sempre più complesso tra gestione del rischio e ricerca di rendimento. Le tensioni geopolitiche, la persistenza dell’inflazione e le politiche monetarie ancora in fase di assestamento stanno contribuendo a ridefinire i paradigmi dell’asset allocation. In questo contesto, le strategie vincenti non si fondano su cambiamenti radicali, quanto piuttosto sulla capacità di adattare in modo dinamico i portafogli, mantenendo una visione di lungo periodo e una forte disciplina nella selezione degli strumenti. Su questi temi si sono confrontati gli ospiti della seconda edizione dell’evento organizzato il 16 aprile a Milano da FundsPeople, dal titolo ‘Il giorno del fund selector’, nella tavola rotonda che ha visto la partecipazione di Alessandro Russo di Prometeia Advisor SIM; Rossana Brambilla di Sella SGR; Francesca Cerminara di Euromobiliare asset management SGR e Tommaso Gragnolati di Banca Investis. Dal ruolo degli investitori istituzionali alle opportunità nel credito e nei mercati privati, emerge un filo conduttore chiaro: la qualità del processo decisionale, la coerenza delle scelte e la capacità di leggere il contesto restano determinanti per generare valore nel tempo.
Strategie d’investimento tra resilienza e flessibilità

“Le turbolenze recenti non hanno richiesto interventi correttivi immediati”. Con questa premessa Alessandro Russo, partner e responsabile operations & selection di Prometeia Advisor SIM, inquadra un contesto che, pur volatile, non ha prodotto discontinuità tali da modificare radicalmente le strategie di investimento adottate dagli investitori istituzionali. Dal suo punto di vista, infatti, non si sono manifestate né opportunità straordinarie né segnali di deterioramento strutturale del rischio. “Il focus resta sugli obiettivi di lungo periodo” chiarisce, evidenziando come questi “includano sempre più anche dimensioni non strettamente finanziarie, come la sostenibilità e l’integrazione dei criteri ESG nei processi decisionali”. La costruzione dei portafogli continua quindi a poggiare su principi consolidati: diversificazione, robustezza e resilienza. “I trend vanno assecondati, ma non inseguiti”, sottolinea, mettendo in guardia dal rischio di adottare approcci eccessivamente tattici, che potrebbero incrementare la concentrazione dei rischi e la dispersione dei rendimenti, compromettendo la stabilità complessiva nel medio termine. Parallelamente, segnala che l’industria del risparmio gestito sta evolvendo verso modelli più flessibili e personalizzati. Il richiamo è al cosiddetto “white labeling” ma in generale, evidenzia Russo, è in atto un trend in cui il focus si stia spostando dalla logica di prodotto alla capacità di offrire soluzioni caratterizzate da competenze integrate lungo tutta la catena del valore; per gli investitori istituzionali tale tema rimane assolutamente centrale, come dimostra il sempre crescente ricorso alle soluzioni di investimento dedicate. Cresce dunque il bisogno di consulenza evoluta e in grado di supportare adeguatamente la strutturazione di soluzioni più sofisticate; nel ruolo di fund selector, aggiunge, “diventa cruciale mantenere chiarezza sugli obiettivi e spirito critico nella valutazione delle capabilities dei gestori, sui mercati sia pubblici sia privati”, valutando non solo le performance ma anche la loro sostenibilità nel tempo e la coerenza con le esigenze specifiche degli investitori. A ciò si affianca anche la necessità di leggere correttamente le dinamiche di mercato, evitando di sovrappesare segnali di breve periodo che potrebbero risultare fuorvianti. “La disciplina resta l’elemento centrale” conclude, richiamando l’importanza di processi strutturati e coerenti.
1/4A fare da contrappunto alla visione di lungo periodo è un contesto macroeconomico caratterizzato da elevata incertezza e forte instabilità geopolitica. Il conflitto in Israele, ricorda Rossana Brambilla, head of multi asset, multi manager e responsible investing di Sella SGR, “impone una revisione dello scenario macro”, rendendo particolarmente complesso formulare previsioni su inflazione e crescita. “Il problema è che manca l’elemento chiave: la durata del conflitto”, evidenzia la vicedirettrice investimenti e responsabile sostenibilità, sottolineando come questo renda le stime inevitabilmente fragili e soggette a revisioni continue. Nonostante ciò, i mercati hanno mostrato una sorprendente capacità di recupero, soprattutto nelle fasi in cui si è aperta una finestra negoziale. “Il sentiment è migliorato quando si è iniziato a parlare di possibili negoziazioni per raggiungere un accordo”, afferma, indicando questo passaggio come un turning point per gli asset rischiosi. Alla base di questa resilienza restano i buoni fondamentali, soprattutto a livello microeconomico. “Prima che scoppiasse il conflitto eravamo seduti su fondamentali solidi”, spiega Brambilla, indicando questo fattore come uno dei principali elementi di supporto. “Il credito continua quindi a offrire buone opportunità grazie anche a rendimenti sui livelli più elevati degli ultimi 10 anni e a una minore sensibilità ai tassi per la riduzione progressiva della duration. Sul fronte azionario, le importanti revisioni a rialzo degli utili del settore della tecnologia avvenute nel corso dell’anno hanno permesso un de-rating dei multipli di alcuni indici come quello americano e di alcuni indici asiatici, offrendo ancora ottime opportunità di investimento. L’intelligenza artificiale continua a fare da volano micro e macro”. Infine, un ruolo crescente è giocato dalle asset class legate alla transizione energetica. “Energie alternative ed efficienza energetica beneficiano di una combinazione favorevole di fattori: autonomia energetica, domanda di energia dai data center, decarbonizzazione.”, aggiunge l’esperta di Sella SGR, evidenziando come queste tematiche rappresentino un potenziale motore di crescita strutturale. A completare il quadro, Brambilla, parlando di fund selection richiama l’importanza di mantenere un approccio selettivo e disciplinato anche nella costruzione complessiva del portafoglio. “Capire dove siamo esposti è fondamentale” conclude, sottolineando la centralità del controllo delle concentrazioni, esposizioni settoriale, geografica e fattoriale.
2/4In un contesto di rendimenti tornati positivi, il reddito fisso recupera centralità ma richiede un approccio più sofisticato e meno lineare rispetto al passato. “Il mondo obbligazionario si sta riappropriando della sua natura” afferma Francesca Cerminara portfolio manager di Euromobiliare AM SGR, evidenziando il ritorno del carry come driver principale di performance. Tuttavia, la volatilità continua a rappresentare un elemento di disturbo significativo. “Affinché il carry funzioni servono condizioni specifiche” spiega la portfolio manager, indicando nella stabilità dei mercati o in livelli di rendimento particolarmente elevati i presupposti necessari per compensare eventuali movimenti avversi dei prezzi. “Nel breve periodo saranno ancora le dinamiche di prezzo a guidare” chiarisce Cerminara, mentre le strategie di carry potranno dispiegare i propri effetti nel medio termine, offrendo un contributo più stabile alla performance complessiva del portafoglio. Questo apre opportunità lungo tutta la curva obbligazionaria, dai governativi ai segmenti più rischiosi del credito. In particolare, la gestione attiva assume un ruolo centrale. “Permette una selezione accurata degli emittenti e garantisce diversificazione” sottolinea la portfolio manager di Euromobiliare AM SGR, evidenziando come sia possibile individuare valore anche in segmenti complessi come il debito subordinato o i mercati emergenti di frontiera. A ciò si aggiunge l’interesse per il mercato primario, dove “gli emittenti possono offrire premi più elevati in fasi di volatilità”, rendendo la selezione ancora più determinante per ottenere risultati consistenti nel tempo. Inoltre, Cerminara evidenzia come l’attuale contesto consenta di costruire gradualmente strategie di carry più robuste, “sfruttando livelli di rendimento più elevati rispetto al passato e creando le basi per una generazione di valore più stabile nel medio periodo”.
3/4“C’è molta confusione sul private credit”. Così Tommaso Gragnolati head of investment consulting di Banca Investis, introduce un tema sempre più centrale ma spesso interpretato in modo parziale o distorto. La narrazione mediatica, spiega, tende a enfatizzare i rischi, ma la realtà è più articolata. “Non ci sono le condizioni per un rischio sistemico” mette subito in luce l’head of investment consulting, pur riconoscendo che il settore sta attraversando una fase di maturazione che porterà a una maggiore selettività tra i gestori. Alcuni vintage potrebbero registrare rendimenti inferiori alle attese, soprattutto quelli originati negli anni di maggiore espansione. “Ci sarà una maggiore dispersione dei risultati” evidenzia Gragnolati, sottolineando come emergeranno i gestori più disciplinati e capaci di gestire la liquidità e le situazioni di stress.
Un passaggio importante riguarda i veicoli evergreen, messi alla prova da nuove dinamiche di flussi. “È uno stress test necessario per l’industria” osserva, aggiungendo che anche gli investitori devono essere consapevoli della natura illiquida di questi strumenti e delle implicazioni in termini di accesso alla liquidità. “Nonostante ciò, il private credit mantiene un ruolo strutturale nei portafogli. Resta una posizione core nei mercati privati” dice con fermezza il manager di Banca Investis, evidenziando il contributo in termini di rendimento e diversificazione, soprattutto se inserito in una costruzione più ampia che includa anche altre asset class private e soluzioni alternative. In prospettiva, aggiunge, “la capacità di selezionare i gestori e di comprendere le dinamiche sottostanti diventerà sempre più determinante per cogliere le opportunità offerte da un’asset class in evoluzione”.
4/4


