Tre idee di asset allocation per i family office

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foto: Flaunter

Ai Family office italiani non spaventa il rischio. Anche durante la pandemia da Covid-19. Se il loro obiettivo resta sempre quello di bilanciare la preservazione del patrimonio e la crescita del capitale, c’è voglia di allargare gli orizzonti dei propri investimenti. E di farlo verso in asset alternativi. A dirlo è l’ultimo report realizzato da PwC, che intervista ben 36 family office con sede legale in Italia e nella Svizzera italiana. “Le sfide passate e future poste dalla pandemia in Italia, la volatilità dei mercati finanziari e l’incertezza prospettica riguardo la salute del sistema economico mondiale, stanno costringendo le famiglie ed i loro FO a rivedere l’allocazione del proprio patrimonio rinunciando spesso alla liquidabilità degli strumenti finanziari, a favore di rendimenti attesi più elevati e ad una minore volatilità realizzata” dicono gli analisti. La ricerca mette in luce alcuni punti chiave in merito all’idea di investimento e di asset allocation dei family office.

1. Centralità degli investimenti private capital

Nei prossimi 12 mesi i family office dichiarano di voler ridurre l’allocazione nelle asset class tradizionali (come azioni, obbligazioni) a favore dei co-investimenti e degli investimenti in asset alternativi come private equity, venture capital, private debt. Nello specifico, il 50% dei FO sostiene che aumenterà la propria allocazione sui fondi di private equity e venture capital, il 60% invece incrementerà l’esposizione sul private debt mentre il 53% aumenterà i co-investimenti con altri operatori (private equity o club deals). Infine, nei prossimi 12 mesi ci saranno maggiori investimenti anche in infrastrutture, una delle asset class più trascurate a fine 2019. “Dall’indagine emerge un focus sempre maggiore dei FO verso asset alternativi illiquidi quali private equity, venture capital, co-investimenti ed infrastrutture, a scapito delle asset class più tradizionali”, affermano da PwC. “Tale evidenza naturalmente dipende anche dall’origine del patrimonio monitorato dai family office, il quale nella maggior parte dei casi deriva dal settore industriale e in particolare da quello manifatturiero. Gli imprenditori successivamente al “liquidity event” o alla vendita della propria azienda preferiscono infatti investire in un progetto di private capital dove possano sentirsi maggiormente coinvolti piuttosto che delegare la gestione a gestori tradizionali”.

2. Approccio opportunistico

Con riferimento agli investimenti liquidi,i FO dichiarano di voler incrementare l’esposizione verso le asset class caratterizzate da una maggiore volatilità (azionario) ma a più alto rendimento atteso a sfavore delle asset class meno rischiose come quelle fixed income, penalizzate da rendimenti contenuti o addirittura negativi. Nello specifico, il 56% dei FO sostiene che incrementerà la propria allocazione sulle azioni dei Paesi sviluppati e il
43% aumenterà quella sulle azioni dei Paesi emergenti. L’incremento degli investimenti in azioni viene bilanciato da una riduzione dell’incidenza della componente fixed income: il prossimo anno il 57% dei FO ridurrà l’esposizione nei confronti delle obbligazioni dei Paesi sviluppati.

3. Investire in ESG

Più della metà dei FO dichiara di non aver ancora intrapreso una politica di investimento secondo criteri di ESG, ma di questi il 63% dichiara che lo farà il prossimo anno. Nello specifico circa il 49% dei Family Office afferma di aver intrapreso una politica
di investimento secondo criteri ESG (il 14% di questi nell’ultimo anno), il 33% procederà ad investire in fondi ESG entro il prossimo anno e solo il 19% non ha ancora investito in fondi ESG e non crede lo farà in futuro.