Unit linked, un futuro ricco di passivi

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Le assicurazioni si sono avvicinate da poco alla gestione passiva, incuriosite dai bassi costi e dalla versalità dell’offerta su varie asset class, ma esistono i presupposti per un’unione stabile e duratura? Nell’ultima parte della tavola rotonda virtuale abbiamo chiesto ad assicurazioni e un player di prodotti passivi di darci una view sul futuro di quella che sembra essere la nuova primavera delle unit linked.

Marco Tabanella articolo

Il trend è già in atto ed è destinato a crescere dato l’allineamento dei vari interessi in gioco, quelli di compagnie assicurative, distributori, emittenti e clienti finali. “L’uso di passivi all’interno delle unit linked e soluzioni multiramo asseconda lo spostamento delle masse verso prodotti a minor assorbimento di capitale per le compagnie, e al tempo stesso consente di lanciare nuove soluzioni innovative ed efficienti dal punto di vista gestionale. In questo modo il prodotto è facilmente collocabile da parte dei distributori, sia reti terze che agenti assicurativi, che riescono a soddisfare le esigenze dei clienti di trasparenza, semplicità e ottimizzazione delle performance”, afferma Marco Tabanella, senior sales executive and Deputy Country Head Italy, Vanguard. “Ci aspettiamo che continui quindi questa tendenza nell’usare gli strumenti passivi soprattutto nella parte core dell’asset allocation dei veicoli di tipo assicurativo, un trend che vediamo consolidarsi anche in altri mercati europei”, continua.

Paolo Davoli articolo

Sebbene l’introduzione di questi strumenti all’interno di soluzioni multiramo sia di recente attuazione, il loro peso mostra già una certa rilevanza. Un dato che non si può trascurare in un’ottica di lungo termine. Secondo Paolo Davoli, Responsabile Finanza di CredemVita oggi gli strumenti passivi rappresentano già una porzione importante nei portafogli assicurativi, perché presentano caratteristiche, quali semplicità, trasparenza, costi contenuti e accesso immediato a diverse asset class, che si legano bene tra loro e li valorizzano a vicenda.

Luigi Provenza articolo

In Banca Widiba infatti questa unione è nata solo da un anno, ma continuerà per lungo tempo. Tuttavia la consulenza finanziaria deve prendere dimestichezza con tali strumenti. “Abbiamo costruito un robo for advisor per i nostri consulenti che li supporti nella scelta dei prodotti passivi e nella costruzione di portafogli ad hoc per il cliente finale”, spiega Luigi Provenza, Chief Commercial Officer Investiment & Wealth Management della banca.

Sebastiano Serrao articolo

“La gestione attiva non può ormai prescindere da quella passiva”, sostiene Sebastiano Serrao, responsabile Gestioni Patrimoniali e Prodotti Assicurativi di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking. “Se inizialmente erano strumenti il cui uso era limitato prevalentemente alla componente obbligazionaria governativa, al fine di contenere i costi su un asset class già allora povera di rendimenti, ora i passivi vengono usati in modo trasversale, perché in combinazione con le soluzioni a gestione attiva aiutano a migliorare il ritorno per la clientela finale”.

Andrea Passoni articolo

I numeri confermano una tale importanza. Andrea Passoni, responsabile Unit Linked di Eurovita, afferma di aver superato i 200 strumenti passivi su un totale di 1.200 che compongono la piattaforma della Compagnia, a conferma del fatto che l’offerta punta su un mix di strumenti con il duplice obiettivo di ottimizzare i costi e rendere il prodotto assicurativo più competitivo a 360 gradi. “Utilizziamo etf e fondi indicizzati per decisioni tattiche veloci, per strategie non ancora disponibili nelle classi istituzionali o nel caso in cui una boutique finanziaria non ci dia la possibilità di retrocedere le commissioni in qualità di compagnia assicurativa. Questo in favore del risultato finale”, conclude l’esperto.