Le prospettive tendono al rialzo: l’idea è quella di raggiungere un migliaio di iscritti e un centinaio di società di consulenza finanziaria attive. Al momento, però, se ne contano 640 di consulenti indipendenti (autorizzati dalla Organismo di Controllo della Finanza), mentre le SCF sono circa 70. L’anno scorso, di consulenti autonomi, se ne contavano 600. “La tendenza è sintomo dell'interesse crescente da parte dei professionisti finanziari e dei risparmiatori verso la consulenza finanziaria indipendente”, dice Valentina Di Nunno, analista finanziaria Consultique ed Event Manager FeeOnly Summit. “Ciò potrebbe essere attribuito a diversi fattori, tra cui la crescente consapevolezza dei clienti riguardo ai potenziali conflitti di interesse nei servizi finanziari tradizionali, la ricerca di consigli finanziari personalizzati e la fiducia che la consulenza indipendente può offrire”.
Poi c’è anche il tema regolamentare, a partire da quello europeo, che spesso cerca di fare chiarezza ed eliminare dei probabili conflitti d’interesse. “Lo abbiamo visto anche recentemente in occasione della pubblicazione della RIS, Retail investment strategy, dove si è dibattuto del possibile ban delle commissioni. Per adesso la remunerazione basata sulle commissioni è rimasta, tra tre anni potrebbe essere messa in discussione e spingere tutti gli operatori ad operare con un modello fee based”, afferma Nunno. In Italia, inoltre, si aspetta un nuovo decreto sui requisiti per l’accesso all’albo che introdurrà il praticantato per i giovani advisor e amplierà le maglie per far accedere all’albo i soggetti che oggi operano per gli intermediari.
Formazione continua
La formazione continua e l'educazione finanziaria sono, di certo, essenziali per mantenere elevati standard professionali e per aiutare i risparmiatori a prendere decisioni finanziarie informate. “La bassa alfabetizzazione finanziaria in un Paese può rappresentare una sfida significativa per i consulenti finanziari. La principale difficoltà potrebbe essere educare i clienti sulle basi finanziarie e sulla comprensione dei prodotti finanziari, in modo che possano prendere decisioni informate. Ciò richiede tempo ed energia aggiuntivi da parte del consulente, ma può contribuire a costruire una relazione di fiducia duratura” dice l’analista. “Inoltre, alcuni investitori non sono consapevoli delle parcelle ‘occulte’ o dei conflitti di interesse che possono influenzare le loro scelte finanziarie. Pertanto, parte del lavoro del consulente fee-only è educare i clienti e aiutarli a comprendere appieno le implicazioni delle loro decisioni”.
Questo, chiaramente, significa anche star dietro alle tendenze del settore e ai cambiamenti normativi. Il FeeOnly Summit ha anche questo scopo: far convergere i consulenti fee-only per dibattere su argomenti d’attualità. Quest’anno l’evento, che si terrà il 25 e 26 ottobre a Verona, spegne quindici candeline. “Questo summit è prezioso sia per i consulenti consolidati che per coloro che si stanno avvicinando al settore ma anche per i giovani desiderosi di aggiornarsi sui mercati finanziari e sulla professione". Il programma prevede in apertura la presenza di un economista di fama internazionale, il professor Russel Napier, ma ci sarà anche un intervento di Lorenzo Ferrari l’under 25 più influente su LinkedIn.

