“Il 2025 ci sembra un anno pieno di anomalie. E le anomalie, create dall’incertezza sul piano geopolitico e dai cambiamenti a livello di politiche economiche, proiettano luci e ombre sui mercati finanziari, determinando così sia sfide che opportunità di investimento”. L’outlook di Monica Defend, head of Amundi Investment Institute, evoca l’immagine di un 2025 pieno di contrasti. L’esperta ha condiviso in anteprima il proprio punto di vista alla prima edizione dell’Investors Outlook di FundsPeople, tenutasi a Milano il 26 novembre, insieme ad altri direttori degli investimenti delle principali SGR con team di fund selection in Italia. I temi di investimento individuati da Amundi per l’anno a venire sono determinati principalmente da fattori macroeconomici. La crescita globale è ancora presente, seppure in rallentamento dal +3,1% del 2024 al +3% circa stimato per il 2025. Soprattutto, il mondo procede a velocità diverse: le previsioni di Amundi per l’anno a venire stimano un +1,6% per i mercati sviluppati, con un +2,1% degli Stati Uniti e un +1% per l’Europa. Bene il Giappone, grazie a fondamentali domestici in netto miglioramento, e in fase di boost dal -0,2% del 2024 al +1,4% del 2025. La parte del leone la fanno gli emergenti, con un +3,9% complessivo e un quadro eterogeneo fatto di vincitori e perdenti. La crescita è trainata dall’Asia e in particolare dall’India, con un +6,5% atteso, resiliente e in fase di normalizzazione. La Cina? Rallenta dal +4,8% al +4,1% circa, in attesa di politiche pubbliche per mitigare il trend al ribasso e l’impatto dei tassi.
Luci in un mondo in chiaroscuro: l'outlook di Monica Defend, head of Amundi Investment Institute

Le previsioni di Amundi sull’inflazione vedono un rallentamento costante, con un livello globale del 3,3% nel 2025 e del 2,9% nel 2026. Nei prossimi 12 mesi, il mondo sviluppato potrebbe avvicinarsi ulteriormente ai target delle banche centrali, con un’inflazione stimata al 2,3% negli USA, al 2% in Europa e al 2,3% in Giappone. Di conseguenza, i tassi Fed e BCE potrebbero essere soggetti a ulteriori tagli, arrivando rispettivamente a un tasso finale del 3,5% negli USA entro la fine del 2025, e a un tasso neutrale del 2,25% entro metà anno per l’area euro. La Bank of Japan sembra l’unica eccezione, e potrebbe procedere a un ulteriore rialzo dei tassi nel primo semestre del prossimo anno. Le banche centrali, e in primis la Fed, restano comunque data dependant. “Quello che non è prezzato dal mercato è il rischio di una nuova fiammata inflazionistica”, commenta Defend. I timori, ovviamente, si concentrano sulle politiche di Trump, che nella sua seconda Amministrazione potrebbe dare priorità alle politiche tariffarie e di immigrazione, seguite da tagli alle tasse e altre modifiche fiscali. “Dalle prime simulazioni che abbiamo effettuato, se Trump dovesse effettivamente applicare quanto promesso in campagna elettorale sul fronte del protezionismo, ci potrebbe essere una fiammata dell’inflazione che però si riassorbirebbe nella seconda metà del 2025-2026”. Non è improbabile, comunque, che il nuovo governo USA provvederà nei fatti a ricalibrare i toni di una campagna elettorale accesa.
1/4In Europa, il rapporto Draghi ha sollevato molto rumore. “C’è un divario tra Bruxelles e gli Stati membri, tra quello che si dovrebbe fare e quel che si vuole effettivamente implementare. Ma su alcuni fronti, come il tema della difesa, qualcosa si sta muovendo”, è il parere di Defend. I prossimi mesi saranno determinanti per comprendere in che modo Francia e Germania risolveranno le rispettive crisi politiche, se riusciranno o meno a unire le forze per guidare la crescita, e quale sarà la risposta strategica dell’area euro alle politiche commerciali statunitensi. Qualcosa sta cambiando anche per i Paesi emergenti: secondo l’esperta, oggi sono molto più legati tra loro. “C’è molto commercio all’interno dell’area asiatica - osserva Defend - il che rende questi mercati un po’ meno sensibili ai potenziali aumenti delle tariffe americane”. L’India continua a crescere, beneficiando di fatto dal ribilanciamento delle filiere produttive, così come altri Paesi. “La Cina sta rallentando, e pensiamo che resterà sotto il 5% nel 2025, ma è un fenomeno dovuto a un ribilanciamento guidato e voluto dalle autorità per permettere uno sviluppo più sostenibile e una società più prospera”, aggiunge l’esperta. Notando però che i mercati potrebbero aver sovra-apprezzato la portata degli interventi cinesi.
2/4“Se è vero che le banche centrali sono data dependant, anche noi lo siamo”, afferma Defend. Per Amundi, l’asset allocation deve necessariamente essere dinamica: in un mondo che cambia rapidamente, le decisioni di investimento odierne dovranno essere riconsiderate alla luce di dati e sviluppi di mercato. “Oggi preferiamo il rischio di duration in Europa, e gli asset rischiosi in America, ma questa non è una promessa: è difficile oggi impiantare un’allocazione degli attivi che rimanga stabile tra 6 mesi”, prosegue ancora la responsabile. Alcuni temi, come la transizione energetica e i benefici dei finanziari nel ciclo attuale di politiche monetarie, possono offrire spunti di investimento più duraturi nel portafoglio. Ma la parola chiave è diversificazione, che nella visione di Amundi può essere attuata su diverse direttrici. Si va infatti dalla diversificazione di volatilità (tramite strategie absolute return e market neutral), a quella di liquidità (investendo in leveraged loan, private debt e infrastrutture), sino ai diversificatori macro e geopolitici (oro, mercati monetari, e strategie anti-inflazione). Guardando ai mercati in quest’ottica, Defend individua un trend interessante: “Oggi, le correlazioni sono tornate a normalizzarsi. Già con un portafoglio di azioni e obbligazioni è possibile diversificare il rischio”.
3/4Sul fronte obbligazionario, nello specifico, gli strumenti del reddito fisso offrono un elemento di diversificazione di portafoglio su tutto lo spettro. Secondo la responsabile Amundi, “oggi è molto difficile pensare a una posizione strategica di duration. Tendenzialmente siamo sottopesati sull’Europa e sovrappesati sugli USA, ma è davvero un posizionamento estremamente agile. Abbiamo una preferenza per le emissioni di credito, grazie a fondamentali ancora buoni, in Europa più che in America, e tassi di default stabili”. Guardando al fronte azionario, la diversificazione dei portafogli Amundi è ancora una volta su più fronti, con un’esposizione bilanciata che include sia i titoli che beneficeranno delle prime fasi del ciclo economico, sia quelli difensivi e sensibili ai tassi. La preferenza va a finanziari, servizi per le comunicazioni e utility.
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