A fronte di economie sviluppate in affanno e un dollaro che inizia a perdere centralità nel sistema finanziario internazionale, le economie emergenti si presentano con fondamentali solidi, banche centrali reattive e prospettive di crescita interessanti. Non si tratta solo di inseguire rendimenti: è in corso una ridefinizione degli equilibri economici globali, che richiede agli investitori una nuova lettura del rischio e della diversificazione. FundsPeople durante il Fund Selector Talks dello scorso ottobre ha raccolto le analisi di gestori e operatori, per approfondire gli scenari futuri in cui volatilità e transizione si intrecciano a nuove possibilità d’investimento.
Mercati emergenti, nuove prospettive tra rischio geopolitico e opportunità di rendimento

Secondo Brian Mangwiro, managing director, Global Sovereign Debt & Currencies di Barings i mercati emergenti stanno diventando sempre più un'asset class troppo importante per essere ignorata dagli investitori. “Per prendere decisioni informate, gli investitori devono ignorare il rumore di fondo degli eventi attuali e concentrarsi sul quadro più ampio, che sta migliorando costantemente per la maggior parte delle economie emergenti. Metà dell'asset class ha già rating investment grade, mentre gli altri Paesi sono sulla strada giusta”, spiega. Mangwiro pensa che i principali rischi geopolitici vengano dai mercati sviluppati, soprattutto dagli Stati Uniti. Il dollaro, dice, potrebbe perdere il suo ruolo di valuta di riserva mondiale. “Le riserve monetarie globali stanno aumentando e, mentre si continua a stampare moneta, le allocazioni in dollari stanno diminuendo. Questo fa pensare che ci stiamo muovendo verso un futuro in cui le riserve globali saranno sempre più costituite da panieri di valute piuttosto che da una sola”
1/4Secondo Carlo Vedani, AD e gestore patrimoniale Alicanto Capital, il fattore più difficile da catturare quando si investe nei mercati emergenti è il rischio geopolitico a causa della sua imprevedibilità. A guidare deve quindi essere la diversificazione. Inoltre, gli investitori che si affacciano a questi mercati devono saperne accettare la volatilità, in un certo senso intrinseca. Per Vedani, occorre superare il bias di eccessiva cautela quando si investe negli emergenti. “Ricordiamo che nel 2022, i Bund tedeschi hanno perso quasi il 22%”, aggiunge. Nell’universo emergente, l’esperto esprime una preferenza per i corporate bond rispetto ai governativi, anche se “un buon mix è la chiave per un’esposizione completa e diversificata. Per questa ragione, investiamo negli emergenti attraverso fondi, affidandoci a gestori in grado di trovare le gemme nascoste che molte di queste economie hanno”.
2/4Intesa Sanpaolo Assicurazioni mantiene un’esposizione strutturale, e in lieve aumento, al debito dei mercati emergenti, spiega Andrea Spinatelli, Emerging Markets portfolio manager. Nella selezione delle strategie, il focus è sulla coerenza del processo di investimento, sulla gestione del rischio e sulla capacità del gestore di fronteggiare i drawdown. “Cerchiamo quei gestori che possono fare affidamento su un solido team di ricerca interno, preferibilmente con una consolidata presenza locale, in quanto riteniamo questo possa offrire un forte vantaggio competitivo. Inoltre, prestiamo particolare attenzione ai fattori ESG, che devono essere parte integrante del processo di investimento”. Le dinamiche dominanti nei prossimi 12/18 mesi riguarderanno la crescita e l’impatto di questa sulle politiche delle banche centrali, il ruolo del dollaro e la capacità dei governi di ridurre l’indebitamento, aggiunge l’esperto. “Monitoriamo con attenzione Paesi con rating BBB- come Romania e Ungheria, dove questo tema sarà centrale nel breve termine”. Infine, la società guarda ai fondamentali dei bond: da un lato all’evoluzione dell’offerta netta, con i governi che sempre più preferiscono emettere sul mercato locale, e dall’altro alla domanda che ha visto notevoli deflussi dai fondi dedicati negli ultimi tre anni. “Ma adesso potremmo assistere a un punto di svolta.
3/4Nella selezione delle strategie, Euromobiliare Advisory SIM prende in considerazione il track record, l’esperienza e la solidità del team di gestione, la coerenza del processo di investimento e la gestione del rischio. Dario Sala, credit analyst spiega come a inizio anno la società avesse un sovrappeso sull’asset class, a causa delle valutazioni a sconto per poi gradualmente assumere un posizionamento più cauto, alla luce anche dei rischi geopolitici. “Le valutazioni si sono ristrette ma in questo contesto l’emd può esprimere un carry interessante, per questo manteniamo una certa esposizione”, specifica. Le banche centrali emergenti hanno potuto avviare un percorso di allentamento monetario, per le dinamiche positive di inflazione aggiunge, ma restano rischi legati ai dazi e alla crescita. “Pensiamo a Paesi come Brasile, Sudafrica e India che si trovano a fronteggiare oggi dazi anche più elevati di quelli annunciati durante il Liberation Day”, spiega. La volatilità resta quindi il tema principale secondo Sala.
4/4


