Bolla di internet, crisi finanziaria del 2008, crisi del debito sovrano, in particolare del debito greco, e crollo del prezzo del petrolio del 2015. Cinque periodi di forte correzione dei mercati che hanno segnato gli ultimi vent’anni che SPDR ETF ha deciso di analizzare per provare a sfatare uno dei miti sull’investimento passivo obbligazionario. Quello cioè che la mancata possibilità per un investitore di contare sulla flessibilità dell’azione di un portfolio manager costituisca di per sé un decisivo svantaggio nei periodi di forte e generalizzata discesa delle quotazioni. “Paragonando l’indice Bloomberg Barclays Euro Aggregate al complesso dei fondi attivi della categoria Morningstar corrispondente”, spiega Francesco Lomartire, il responsabile di SPDR ETFs per l’Italia, “scopriamo che l’indice risulta essere il migliore in termini di performance assoluta in tre di questi cinque periodi, trovandosi nei restanti due sempre al di sopra del valore mediano”. “Nei periodi di alta volatilità non sono emerse”, argomenta Lomartire, “sottoperformance dell’indice, dato che il 77% dei gestori analizzati ha fatto registrare performance peggiori del Bloomberg Barclays Euro Aggregate nei periodi di maggior stress dei mercati”.
Fixed income, meglio attivi o passivi nelle fasi di ribasso?

Francesco Lomartire, Responsabile di SPDR ETFs per l’Italia
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