Investitore private, attore centrale nel Rinascimento economico del Paese

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Albert, Unsplash

Una rinascita supportata dalla ripresa economica e da un nuovo ruolo di catalizzatore di investimenti. Le condizioni che caratterizzano l’attuale panorama economico del nostro Paese diventano occasione per un parallelismo con il Rinascimento italiano, anche alla luce di diverse caratteristiche riconducibili alle due fasi storiche: cultura, progresso e competenze. Su questo spunto si è incardinata la XXVII edizione del Forum del Private Banking, l’appuntamento annuale di AIPB- Associazione italiana private banking per approfondire le tematiche dell’industria. “Si assiste per la prima volta in decenni a un Paese che ha una crescita superiore alle aspettative”, ha dichiarato Paolo Langé, presidente di AIPB in apertura di lavori, sottolineando come l’Italia abbia riconquistato rispetto, considerazione e peso nel panorama internazionale. “Il private banking può e deve dare il suo contributo a questo Rinascimento economico e culturale, che si basa anche su una ripresa di fiducia sulle potenzialità del Paese”.

I numeri in Italia

I numeri sul private banking, anticipati nell’intervento di Langé, indicano come la stima relativa alle masse in gestione nell’industria a fine 2021, pari a 978 miliardi di euro, sia stata superata già alla fine del primo semestre. “Partendo dai dati storici di giugno, che hanno visto gli asset raggiungere i 993 miliardi, la previsione di fine anno si attesta, ora, a 1.021 miliardi, con una crescita del 9,5% rispetto al 2020”, ha commentato il presidente, dinamica superiore alla stessa velocità di crescita del PIL (indicato per fine 2021 a +6,2%).  In questo quadro, nel prossimo biennio, si prevede che gli asset gestiti dal private banking raggiungano i 1.113 miliardi (+4,4% mediamente all’anno) sia grazie al contributo della raccolta netta (2,8%) sia per effetto delle performance (1,6%).

L’avanguardia private

Questi risultati hanno definito il perimetro all’interno del quale si è sviluppata l’indagine AIPB-Centro studi Einaudi “Risparmiatori di avanguardia nelle scelte di investimento”, presentata dal direttore del centro Einaudi Giuseppe Russo.  La ricerca, basata su un campione di 723 famiglie, di cui 401 clienti di una banca private, ha definito una prima peculiarità della clientela private: la presenza di caratteristiche differenti rispetto al risparmiatore tradizionale, che la rendono una sorta di “avanguardia” nella gestione dei risparmi. In totale le famiglie italiane che possiedono un patrimonio superiore a 500 mila euro rappresentano il 36% della ricchezza complessiva (il 35,9% per la precisione), e nel 76%  dei casi mostrano una capacità di risparmio superiore al 5% del reddito disponibile (nel caso delle altre famiglie il dato è del 42%); il confronto si conferma anche riguardo all’attitudine a investire la ricchezza finanziaria (l’85 contro il 54%); alla tolleranza ai rischi finanziari (36% contro l’8%) e alla preferenza per i rendimenti di lungo periodo (confermata dal 18% delle famiglie private rispetto all’8% delle altre famiglie). Questi dati caratterizzano una porzione di popolazione con un’istruzione finanziaria più elevata rispetto alla media, dovuta in parte alla formazione o alla professione (con una presenza del 20% di imprenditori e del 23% di professionisti). Nel dettaglio, poi, il 70% della clientela private analizzata ritiene di avere una responsabilità effettiva verso la collettività come consumatore o investitore; tuttavia gli interessi generali “devono conciliarsi con quelli di crescita e tutela del patrimonio di famiglia, che viene sempre al primo posto”.

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Font: AIPB - Centro Einaudi.

Da qui l’individuazione di un cluster che si candida, idealmente, a rappresentare un’avanguardia anche per la possibilità di canalizzare flussi monetari verso gli investimenti in economia reale. “L’insieme di queste caratteristiche”, sottolinea Russo, “ci pone di fronte a soggetti non soltanto più propensi al rischio, ma che lo capiscono meglio”. Esiste tuttavia ancora un gap da colmare tra intenzioni dichiarate e scelte effettive, e il ruolo della consulenza risiede principalmente nel colmare questo divario.

Investimenti sostenibili “spinti” dalla clientela private giovane

Questo si riflette anche sulle scelte connesse all’impiego del patrimonio negli investimenti in economia sostenibile. In particolare, il confronto tra domanda potenziale e investimenti alternativi sottoscritti mostra, soprattutto tra la clientela private più giovane, i più alti potenziali su green bond, fondi etici e a impatto sociale. Se si prendono come esempio i green bond (che attraggono l’interesse del 46% degli intervistati) il 16% conferma di avervi già investito (si prospetta dunque un mercato potenziale del 30%). In particolare l’analisi ha rivelato che è aumentato l’interesse per tre ambiti “di frontiera”: investimenti etici, a impatto sociale e i già citati green bond. Ebbene “più scende l’età del campione, più aumenta l’interesse a investire nei tre settori indicati”, conclude Russo. Secondo Paolo Federici, vicepresidente AIPB, sono due gli elementi più indicativi emersi dalla ricerca AIPB–Centro Einaudi: “Il primo riguarda la dimostrazione che la clientela private rappresenta effettivamente un cluster di investitori, un’avanguardia chiaramente identificabile per background e comportamenti rispetto agli altri risparmiatori, che può avere un ruolo fondamentale nel mobilitare risorse verso la crescita della nostra economia”. Il secondo elemento, invece, è relativo a una maggiore consapevolezza della responsabilità ambientale e sociale, “da perseguire anche attraverso le proprie scelte di investimento”. Opinione confermata da Pier Marco Ferraresi, Università di Torino, Centro Einaudi, che indica l’investitore private come un soggetto che “su un certo numero di settori, anche se all’interno di un ineludibile vincolo di bilancio, è disposto ad accettare il rischio per uno scopo sociale”.

La sostenibilità e il nodo delle competenze

Sul fronte della sostenibilità è intervenuto anche Saverio Perissinotto, vicepresidente AIPB e AD di Eurizon che, alla luce di un’altra ricerca, realizzata da AIPB in collaborazione con Oliver Wyman (e presentata in occasione del Forum da Claudio Torcellan, Partner Oliver Wyman), ha sottolineato come emerga una grande sensibilità verso le tematiche ESG da parte di tutti gli attori dell’industria finanziaria, dalla distribuzione alla produzione. Ma occorra, a questo proposito “fare una distinzione tra produzione e distribuzione. Il mondo della produzione è più avanti su questo percorso infatti i grandi asset manager hanno da tempo integrato i principi di sostenibilità nel processo d’investimento e fanno attività di engagement verso le aziende in cui investono. Ritengo che tra le sfide principali ci siano le risorse necessarie per portare avanti questo percorso, anche in termini di professionalità specializzate, e questo implica altresì un processo di formazione verso le reti distributive”. E proprio sul tema delle competenze si è articolata la tavola rotonda di chiusura dell’evento, a cui hanno partecipato Paola Musile Tanzi, docente Master AIPB, Università degli Studi di Perugia, e Ugo Rigoni, docente Master AIPB, Università Ca’ Foscari di Venezia. “Il rinascimento è stato un momento di fermento di talenti capaci di creare valori che poi si sono trasmessi nel tempo – ha concluso Musile Tanzi –, la responsabilità di far crescer talenti se l’è presa AIPB con il disegno di un master con l’obiettivo di integrare il percorso accademico dei giovani, combinando un periodo di aula attraverso una rapporto multidisciplinare e uno stage nelle realtà associate”.