Ormai rassegnati alla prospettiva di un lungo scontro fra Roma e Bruxelles sui piani di spesa dell’Italia nel 2019, gli investitori non prevedono di modificare le proprie posizioni sui titoli di Stato italiani a meno di elezioni anticipate in grado di cambiare l’attuale assetto di governo. I mercati sono, infatti, posizionati per un’ulteriore debolezza dei Btp - come è evidente dalle gigantesche posizioni corte costruite sui derivati nel corso dell’estate - e quindi i prezzi sono adesso più vulnerabili ad una sorpresa positiva.
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