Opportunità Usa e timori Europa, l’azionario sulle due sponde dell’Atlantico

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Azionario

Dopo il mini-rally estivo, il mercato ha ripreso l’andamento (peraltro atteso) al ribasso. Una brusca frenata è arrivata a fine agosto, con il discorso di Jerome Powell a Jackson Hole che ha ridimensionato l’ottimismo dei mercati e presentato un piano di rientro dell’inflazione. Dall’epicentro delle Montagne Rocciose, l’onda lunga dello scossone psicologico impresso alle piazze finanziarie dalle banche centrali ha avuto un riflesso immediato sui listini.

Azionario statunitense

Sul fronte statunitense, si prevede già un rallentamento della crescita degli utili delle società dell’S&P500 che, nonostante le pressioni attese nel secondo semestre, comunque “resterà positiva per l’intero 2022”. È quanto si aspetta Grant Bowers, Portfolio Manager di Franklin Equity Group che prova a tracciare una linea di separazione tra la volatilità e le opportunità ancora aperte sul fronte dell’azionario USA. Azionario che, nelle parole dell’esperto “scambia tuttora a premio rispetto ad altri mercati. Tali valutazioni relative più elevate si devono a una maggiore redditività aziendale, a un RoE più robusto e a una crescita più solida rispetto alle piazze azionarie di altre regioni”.

Nonostante l’aumento dei tassi di interesse spiani la strada a un rallentamento dell’economia e a una recessione tecnica (determinata da due trimestri di crescita negativa del PIL), Bowers ricorda che “i mercati azionari hanno sempre generato buone performance nei periodi di rialzo dei tassi di interesse. Negli ultimi otto cicli di inasprimento dei tassi a partire dai primi anni ‘90 del secolo scorso, l’S&P 500 ha di norma registrato una flessione subito prima e subito dopo il primo rialzo, ma, una volta appurato il ritmo dell’inasprimento, le piazze azionarie hanno messo a segno performance positive. Nei mesi scorsi il mercato ha in effetti mostrato un comportamento di questo tipo, evidenziando però una maggiore volatilità al ribasso”. A questo si contrappone l’andamento dei trend di crescita di lungo periodo “come innovazione sanitaria, trasformazione digitale e avvento del fintech”, che restano “intatti”. “Crediamo che tali trend sosterranno la produttività e la redditività delle aziende attive nei settori integrati”.

Azionario europeo

Diverse la questione per l’azionario europeo. Come sottolinea Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos nel podcast mensile Al 4° piano, “mentre l’America è infatti autosufficiente sull’energia, l’Europa sta entrando in una crisi dovuta sia alla scarsità, sia alla precarietà, sia al costo delle fonti energetiche”. Da qui l’attesa di un’inflazione ancora spinta nei prossimi mesi, con una prima flessione soltanto a partire dal 2023. Fattore che, afferma l’esperto, “obbligherà la Banca Centrale Europea ad alzare comunque i tassi pur con un’economia già vicina alla recessione”. Qui si inseriscono le “difficili prospettive” per il prossimo inverno per l’azionario UE, che “si tiene prudentemente su livelli di valutazione più bassi di quelli del mercato americano. Chi investe in Europa farà però bene a introdurre un secondo livello di prudenza e a concentrarsi sulle società più solide”.

A sollevare un po’ la situazione la debolezza della moneta unica sul dollaro. Debolezza che “si protrarrà ancora per qualche tempo nella sua forma acuta e che diventerà però strutturale se la bilancia delle partite correnti dell’eurozona, storicamente in forte attivo, continuerà nei prossimi anni a essere indebolita dai forti costi dell’energia importata”, rimarca Fugnoli che suggerisce di cogliere le opportunità offerte dai mercati obbligazionari globali creando liquidità con l’alleggerimento (non aggressivo) delle posizioni nei momenti in cui i mercati “festeggeranno la discesa dell’inflazione americana”. “Come ci insegna l’esperienza degli anni Settanta – conclude Fugnoli –, in periodi di turbolenza e instabilità l’azionario rappresenta comunque una difesa grazie al suo valore reale”.