La guida agli investimenti sul clima di Lyxor ETF

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La pandemia ha posto i riflettori su una questione che non può esser più ignorata, ossia quella della crisi climatica. Durante il lockdown si sono registrati importanti cali di emissioni di anadride carbonica, che hanno evidenziato la necessità da parte dei governi di agire. D’altro canto gli investitori, dopo le turbolenze dei mercati dello scorso anno, hanno preso maggiore consapevolezza dell’importanza di investire in maniera responsabile per garantire una certa resilienza al portafoglio, aumentando così la loro volontà di contribuire al cambiamento futuro. Tuttavia, la rivoluzione green era già iniziata da qualche anno.

La Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico del 2015 si è conclusa con il primo accordo internazionale sul riscaldamento globale, che ha posto le basi per affrontare la sfida storica di fronte a cui si trova l’umanità: contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, oltre i livelli preindustriali e perseguire misure atte a contenere l’aumento delle temperature entro 1,5° C. L’obiettivo degli Stati è davvero ambizioso, per questo è necessario indirizzare gli investimenti verso le migliori soluzioni al cambiamento climatico. Ma capire la climatologia e districarsi tra normative, obblighi di disclosure e regole sui benchmark non è semplice, a tal proposito Lyxor ETF ha deciso di creare una guida per gli investitori in cui trovare tutte le informazioni chiave per mettere in pratica gli obiettivi dell’Accordo di Parigi attraverso gli investimenti.

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Attuale traiettoria del riscaldamento globale: 4,5 gradi C

Visto il crescente consenso scientifico sull’importanza dell’obiettivo di 1,5° C, è necessario capire quale sia l’attuale traiettoria del riscaldamento globale. Secondo le stime esposte in occasione del Climate Action Tracker (CAT) del 2019, in assenza di misure legislative, il riscaldamento globale supererà di 4,1-4,8° C la media preindustriale entro la fine del secolo. Sebbene le politiche attuali indichino un riscaldamento globale più vicino ai 3° C, a dicembre 2019 il CAT ha messo in luce il “notevole divario” tra le promesse fatte dai governi e quanto realizzato sino ad oggi.

L’investimento a zero emissioni nette richiede una traiettoria di diminuzione del 7% delle emissioni e circa 2,4 trilioni di dollari di investimenti ogni anno. Attraverso le società quotate, gli investitori possono avere un reale impatto sullo status quo reindirizzando i flussi di capitali verso le imprese sensibili al tema del clima.

La spinta della regolamentazione

Dopo l’annuncio dell’Action Plan 2018 della Commissione europea ci sono stati diversi sviluppi sul fronte del cambiamento climatico che gli investitori devono conoscere. Tra questi figurano il rapporto IPCC del 2018, la Net Zero Alliance e in particolare le norme sui benchmark climatici entrate in vigore nel 2019. Uno dei risultati più importanti ottenuti dall’Action Plan della Commissione Europea e dal lavoro congiunto svolto dal Gruppo Tecnico di Esperti (TEG) è stato il miglioramento delle “etichette” ecologiche assegnate ai prodotti finanziari. Le nuove disposizioni previste per gli indici climatici e le informative ESG hanno implicazioni particolarmente significative per gli investitori e la transizione ad un’economia a basse emissioni di carbonio.

“Per migliorare la comunicazione delle emissioni e soddisfare questi requisiti regolamentari è necessario poter contare su dati rigorosi e attendibili”, sottolineano da Lyxor ETF. Il Carbon Disclosure Project (CDP) è considerato il punto di riferimento per chi ricerca dati affidabili e standardizzati sulle emissioni di carbonio. Si tratta di un ente no profit britannico fondato nel 2000 che gestisce una piattaforma di disclosure delle emissioni a livello globale in cui ogni anno confluiscono i dati relativi alle emissioni e ad altri parametri climatici forniti da migliaia di aziende, città e Stati.

Un altro grande risultato regolamentare è stata la Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD) che ha l’obiettivo di fornire alle aziende di tutti i settori un quadro di lavoro efficace per comunicare i dati sul clima in maniera uniforme e allinearsi con le esigenze degli operatori di mercato e degli investitori attenti agli aspetti climatici.

Infine la Science Based Targets initiative (SBTi) è stata istituita come collaborazione tra il CDP, il Global Compact dell’ONU, il World Resources Institute e il World Wide Fund for Nature allo scopo di dotare il processo di definizione degli obiettivi di rigore scientifico. Gli SBT definiscono il “budget di carbonio” a livello societario. Questo budget è dato dalla CO2 totale che un’azienda può emettere prima che il riscaldamento superi una soglia specifica, in uno scenario in cui tutte le organizzazioni che producono emissioni hanno fissato il proprio budget di carbonio.

Gestori passivi= azionisti attivi

Gli investitori interessati ad avviare un percorso di decarbonizzazione o ad allinearsi immediatamente agli obiettivi di Parigi possono utilizzare due tipologie di benchmark: il Climate-Transition Benchmark (CTB) o il Paris-Aligned Benchmark (PAB). I benchmark CTB orientano il portafoglio su una traiettoria di decarbonizzazione, ossia un percorso graduale verso una riduzione dell’impronta di carbonio. Mentre i secondi (PAB) si spingono ancora più in là e allineano immediatamente i portafogli all’obiettivo ideale per il 2030: una riduzione del 50% dell’intensità di carbonio e l’esclusione diretta di tutte le attività legate ai carburanti fossili. I due si differenziano esclusivamente per determinati criteri di selezione titoli.

“Per la prima volta, la gestione passiva supporta i policymaker per orientare i capitali verso un mondo più Green. Gli indici di investimento, grazie ad una modalità di selezione titoli trasparente e standardizzata, si sposano bene con l’adozione di obiettivi climatici basati su regole precise”, commentano gli esperti di Lyxor ETF. Difatti, può sembrare strano che la gestione passiva possa rappresentare una soluzione concreta al cambiamento climatico, ma non ci sono più dubbi.

Oggi gli investimenti basati su indici sono molto diffusi e, dunque, la quota di capitale azionario delle società detenuta da player passivi è salita a livelli mai raggiunti prima d’ora. Detenendo una percentuale maggiore del capitale aziendale, i gestori passivi hanno più potere e responsabilità e possono promuovere pratiche di investimento sostenibili tramite attività di voto ed engagement.

Secondo i dati Morningstar, a partire dal 2004 gli azionisti hanno deliberato in oltre 400 assemblee in cui si chiedeva alle aziende di comunicare i rischi climatici e le strategie per gestirli. Il numero di delibere e i livelli crescenti di supporto testimoniano in che misura gli azionisti prestino sempre più attenzione alla resilienza climatica dei propri portafogli

Trend di supporto alle delibere relative alla trasparenza sui rischi climatici, in 16 anni

La nuova regolamentazione europea sui benchmark potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione in fatto di buone pratiche di investimento, portandoci verso un mondo in cui i flussi azionari e le valutazioni societarie dipendano dall’impronta di carbonio delle aziende. La pubblicazione degli scenari di riscaldamento dei principali benchmark di settore creerà una vera e propria rivoluzione green nei mercati quotati;  nel mondo del risparmio gestito nessuno potrà più ignorare questi benchmark, andando a creare un circolo virtuoso.