Real estate: nel post COVID l'Italia riparte da residenziale e logistica

Real assets, Real estate: nel post COVID l'Italia riparte da residenziale e logistica
Viktor Jakovlev (Unsplash)

Residenziale e logistica i segmenti su cui puntare per il comparto immobiliare in Italia. È quanto emerge dal "Real Estate Summit Quo Vadis Italia?" organizzato dallo studio legale internazionale DLA Piper, tenutosi a Milano in presenza e giunto alla settima edizione. Ma il settore sta attraversando un periodo di intensi mutamenti, in seguito ai nuovi trend emersi durante il periodo critico della pandemia. Per questo dalla società legale sottolineano che i prossimi mesi saranno fondamentali per fornire nuove indicazioni. “La pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto profondo sul sistema economico e finanziario globale, e il comparto immobiliare non ha fatto eccezione. Nuovi modi di lavorare, muoversi, vivere le città lasciano nel post-pandemia uno scenario mutato e, per molti versi, ancora in via di definizione”, dicono da DLA Piper.  

Eurozona ben posizionata

Nelle conferenze e tavole rotonde sono stati due i focus principali: la situazione a livello internazionale e lo stato delle cose in Italia. Nella plenaria, Sabrina Reeves, global chief economist & head of Europe Research di CBRE Global Investors, società globale di real asset, ha offerto una panoramica sulle prospettive del settore immobiliare a livello globale, mettendo in luce due elementi interessanti. In primis, l’Europa continentale in modo specifico l’Eurozona sembrano ben posizionatee più attraenti rispetto ad aree come UK e USA. Due le ragioni: l’uscita positiva dal periodo pandemico e la posizione ancora accomodante della Banca Centrale Europa, soprattutto rispetto a una Federal Reserve che ha iniziato il percorso di irrigidimento delle sue politiche monetarie.

Uffici in difficoltà

Il secondo riguarda uno specifico asset sul quale si è molto discusso negli ultimi mesi: gli uffici e il valore di una sede fisica. La pandemia, infatti, ha completamente mutato gli scenari macroeconomici in questo senso: il valore degli uffici, oggi, non dipende più dalla loro posizione geografica, ma dalla necessità del settore di appartenenza di avere una location fisica. “In questo modo, dunque, sono spiegabili i bassi rendimenti che portano gli uffici in fondo alla classifica degli asset di investimento a livello immobiliare”, si legge nel comunicato.

 A seguire, le tavole rotonde si sono concentrate sui trend del settore Real Estate e le implicazioni del new normal, per comprendere in quale direzione si stiano muovendo gli investimenti italiani e internazionali. Il confronto ha fatto emergere alcuni elementi da sottolineare:

·         Rising star: Residenziale e logistica - la pandemia non ha mutato, ma rafforzato trend preesistenti nel settore immobiliare. Residenziale e Logistica sono le asset class del futuro: in termini di volumi di transazioni globali, il settore della logistica ha prodotto 99,132 miliardi di dollari nel primo semestre 2021 contro i 163,39 dell’intero 2020, mentre il residenziale 115,092 miliardi nel primo semestre 2021 contro i 200,902 nel 2020;

·         Punto di domanda: gli uffici - Gli uffici sono la grande incognita sia a livello globale che in Italia dove si è registrato un volume di transazioni molto inferiore: se il 2020 ha registrato 3,552 miliardi di euro in volumi, il primo semestre 2021 si è fermato a 884 milioni. Dai panel è emerso, però, che ricoprono una certa rilevanza anche uffici di qualità soprattutto in città come Milano e Roma e il Sud Europa dove c’è ancora un delta tra domanda e offerta;

·         I looser apparenti: Retail e Hotels - Anche l’Alberghiero rappresenta un’importante opportunità per dimensione delle singole operazioni, mentre il Retail era in sofferenza anche nel periodo pre-Covid e ha subito un forte impatto dalle chiusure forzate e dalla crescita dell’ecommerce. Nonostante bassi volumi negli ultimi 9 mesi, grocery e retail park sono asset che vedranno una crescita, così come gli outlet trainati dalla componente leisure;

·         Il risparmio privato in Italia è una risorsa enorme e non sfruttata per il real estate, che non è visto come investimento finanziario;

·         Il patrimonio immobiliare italiano necessita di un’importante opera di ammodernamento, data l’età media degli edifici, naturalmente anche con un focus in termini di ESG, fino a portarlo a livelli europei. L’aumento dei prezzi delle materie prime relative alla ristrutturazione edilizia causa delle importanti difficoltà;

·         Maggiore propensione al rischio da parte degli investitori, derivante anche dalla necessità di allocare capitale.

“Dopo le incertezze e i rallentamenti del 2020, abbiamo constatato una sensibile e decisa ripresa del mercato, tanto che quest’anno il fatturato del nostro Dipartimento supererà di quasi un milione quello del 2019”, commenta Olaf Schmidt, head del Dipartimento Real Estate di DLA Piper per l’Italia. “Le analisi che abbiamo ascoltato al Quo Vadis, tutte concordi nell’esprimere un giudizio positivo sul mercato italiano, rafforzano le previsioni ottimistiche per il 2022”, conclude.