Compagnie assicurative globali in modalità risk-on: portafogli pronti per l’uscita dalla crisi

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Markus Spiske, Unsplash

Risk on diffuso tra gli assicuratori globali. L’industria sta preparando i suoi portafogli per un’uscita dalla crisi. Secondo il rapporto annuale di Goldman Sachs AM, gli assicuratori globali prevedono di aumentare la loro allocazione del rischio in tutte le asset class. Si tratta di un sentiment diffuso tra le compagnie assicurative di tutto il mondo, negli Stati Uniti, in Europa, nell’Asia Pacifica e così via. Ma anche in tutto il mercato che punta su azioni, esposizione ai tassi d’interesse, ricerca di asset più illiquidi.

L’indagine sulle assicurazioni GSAM viene condotta da 10 anni ormai. Misura la temperatura dei principali attori dell’industria globale, che insieme rappresentano 13 trilioni di dollari in attività. E quello attuale è un sentiment ottimista a cui non si assisteva dall’ultima volta in cui si è usciti da una recessione, nel 2013. “Il rischio si basa sulle loro previsioni per l’economia. E queste previsioni sono molto buone”, afferma Mike Siegel, global head of insurance asset management di GSAM.

Alcuni anni fa gli assicuratori vedevano una recessione all’orizzonte. Ma nel sondaggio del 2021 la grande maggioranza non prevede una crisi nei prossimi 3 anni. Al contrario. “Siamo nella fase iniziale del recupero“, interpreta l’esperto. Quasi il 90% degli intervistati prevede rendimenti positivi per il mercato azionario statunitense e nessun aumento dei tassi nel 2021. Questo non significa che non intravedano dei rischi. La preoccupazione principale è la volatilità del credito e delle azioni. Anche i timori di inflazione stanno riemergendo.

I portafogli delle compagnie assicurative posizionati per la ripresa

Questo scenario benigno per l’economia globale si riflette nei cambiamenti nel posizionamento del portafoglio. Un 26% netto di assicuratori a livello globale prevede di aumentare il rischio nei loro portafogli nei prossimi 12 mesi. Si tratta di un livello che non si vedeva dal 2013-2014, subito dopo l’uscita dalla crisi finanziaria. Uno tra gli aspetti più interessanti è la maggiore propensione per la duration. Quello degli assicuratori è un settore che storicamente non ha cercato di assumersi maggiori rischi di duration, ma quest’anno un 12% netto aumenterà l’esposizione in questo senso. Secondo Siegel, questo è in risposta all’aspettativa che i tassi rimarranno bassi per qualche tempo.

Gli assicuratori prevedono di aumentare fortemente la loro esposizione al private equity, alle attività illiquide e alle attività fluttuanti. Lo vediamo nel grafico qui sotto. C’è un forte appetito per i prestiti societari del

Gli assicuratori prevedono di aumentare fortemente la loro esposizione al private equity, alle attività illiquide. Lo vediamo nel grafico qui sotto. C’è un forte appetito per i prestiti societari del middle market, il debito e le azioni delle infrastrutture e i CLO. Al contrario, cercheranno di ridurre la loro esposizione a beni rifugio come la liquidità e il debito governativo e delle agenzie. Un punto su cui soffermarsi è che prevedono di ridurre anche le loro partecipazioni in hedge fund.

Un altro segno che stiamo uscendo dalla crisi COVID-19 è nelle prospettive del credito. Gli assicuratori ora vedono che siamo nel mezzo del ciclo del credito. Cioè con una prospettiva stabile per la qualità del credito aziendale.

Il cambiamento ESG è ormai un fenomeno globale

Ma se c’è una novità da evidenziare, è senza dubbio il cambiamento ESG. Nel GSAM Insurance Survey per il 2021, è chiaro che l’ESG è ormai un fenomeno globale. Negli ultimi anni, la preoccupazione per gli investimenti sostenibili era stata per lo più una nicchia europea. Nell’edizione di quest’anno, tuttavia, si afferma come una tendenza globale. Quattro anni fa, il 60% degli assicuratori sosteneva che l’SRI non era un fattore rilevante per loro. Ora questa cifra è crollata al 17%. Al contrario, il 13% dice che è una considerazione prioritaria e un altro 70% la considera rilevante.

Ma quali sono i freni che ancora rimangono per l’ESG? L’accesso a dati standardizzati e affidabili rimane l’ostacolo principale. Questa è l’opinione del 70% degli assicuratori. Un altro 40% nota una mancanza di opportunità di investimento in linea con gli obiettivi. Un altro 40% evidenzia anche il quadro politico o macro come un ostacolo importante.

Il mercato italiano

In linea con le tendenze globali le previsioni di posizionamento delle compagnie assicurative in Italia, con un interesse verso i private markets e i bond dei Paesi emergenti. “L’andamento del mercato nello scorso anno e le aspettative future hanno continuato a guidare gli investitori nella ricerca di diversificazione includendo in misura maggiore i private assets e aumentando tale esposizione in molti casi fino il 15% del portafoglio”, osserva Loredana La Pace, managing director e country head per l’Italia di GSAM. “Gli investimenti in infrastrutture e il prestito diretto, Direct Lending, sono molto ricercati in questo momento per il ritorno sul capitale che possono offrire, interessante sotto formula standard di Solvency II”, dichiara.

Per quanto riguarda il segmento obbligazionario liquido del portafoglio emerge la necessità di ‘globalizzare’ l’esposizione investendo in al di fuori della Zona Euro, come ad esempio nel debito dei paesi emergenti. “Vista la necessità delle assicurazioni di coprire il rischio di cambio e le difficoltà ad implementare tale copertura direttamente sui bilanci, molte assicurazioni hanno aumentato l’esposizione ai fondi UCITS, soprattutto tramite share class Euro-hedged, che salgono al 12% nei portafogli assicurativi Italiani, con un 15% per i portafogli delle compagnie vita”, conclude Giorgio Albrecht, executive director e responsabile per il canale assicurativo in Italia.