Il grande potenziale degli investimenti ESG nel fixed income

Quando si parla di ‘rivoluzione sostenibile’ oggi si affronta una tematica che riguarda in maniera trasversale i settori e gli ambiti più variegati, tra cui la finanza e, nello specifico, l’universo degli investimenti. Il crescente interesse da parte di soggetti istituzionali o privati verso strumenti in grado di determinare non solo un un rendimento a livello finanziario, ma anche un miglioramento tangibile in termini ambientali, sociali e di governance (di qui la sigla ESG) è sotto gli occhi di tutti. Per citare qualche dato, solo nel 2020 in Europa le masse gestite in prodotti SRI hanno raggiunto i 233 miliardi di euro, per un totale di 505 nuovi lanci sul mercato (fonte Morningstar).

A sostegno di un trend ormai irreversibile c’è un tessuto normativo che è andato via via infittendosi negli ultimi anni. In ambito europeo l’esempio lampante è la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), recentemente introdotta da EFAMA con lo scopo di aumentare la disclosure di informazioni nell’ambito della finanza sostenibilie. Sempre l’UE ha presentato Next Generation EU, un ambizioso piano di investimenti per rilanciare l’economia e costruire un modello di crescita più sostenibile, resiliente e giusto per le future generazioni (all’Italia saranno assegnati 209 miliardi per avviare progetti funzionali alla ripresa).

Il fixed income si apre alla sostenibilità

Se in un primo momento l’applicazione di criteri ESG ha riguardato principalmente l’ambito azionario, con l’emergenza sanitaria e la crisi economica generate dal Covid-19 anche il mondo obbligazionario ha iniziato ad aprirsi con successo agli investimenti sostenibili (SRI). Negli ultimi tempi, infatti, si è visto che gli investimenti fixed income ESG hanno mostrato una certa resilienza alle diverse fasi di mercato. Un esempio concreto è riportato da Vincenzo Saccente, head of Sales per i Lyxor ETF in Italia, in apertura della tavola rotonda organizzata da FundsPeople. “A marzo 2020, con un mercato sotto stress per il recente scoppio della pandemia, l’indice Bloomberg Barclays MSCI USD Corporate Liquid SRI Sustainable ha perso il 4,8% mentre lo stesso indice senza filtri di sostenibilità ha registrato perdite nello stesso periodo pari al 7,1%”.

Se si pensa alla dimensione del mercato obbligazionario (circa 100 trilioni di euro a livello globale) è ancora più evidente la portata dell’impatto sociale, ambientale e di governance che un riorientamento di capitali verso il fixed income con approccio sostenibile può comportare nel lungo periodo. “I flussi sull’obbligazionario sostenibile sono in deciso aumento: le emissioni totali di Green Bond hanno raggiunto 1.200 miliardi di dollari, mentre i flussi degli ETF europei sul fixed income ESG nel 2020 sono stati pari a 9,2 miliardi, più del doppio dell’anno precedente”, ricorda Saccente.

Asset allocation

In che modo, dunque, tutto ciò si riflette nella costruzione di un portafoglio obbligazionario? Nonostante il perdurare di un contesto di bassi tassi d’interesse, quest’asset class continua a giocare un ruolo chiave nei portafogli degli investitori, sia in termini di protezione sia di diversificazione. L’adozione di criteri ESG nella selezione di obbligazioni può rafforzare ulteriormente questa mission. “Abbiamo iniziato a interessarci al tema della sostenibilità in maniera sistematica sul mondo equity nel 2018, e dallo scorso anno ce ne stiamo occupando anche dal punto di vista obbligazionario e il primo approccio è stato sul mondo del corporate investment grade”, afferma Francesca Cerminara, portfolio manager di Euromobiliare Advisory SIM.

“Lavorando con quest’asset class si percepisce quanto il mondo sviluppato sia ormai focalizzato sull’applicazione dei criteri di sostenibilità, e per quanto ci siano ampi spazi di miglioramento su tutti i fattori ESG, molti temi sono affrontati e presidiati dai principali emittenti societari”, aggiunge. Effettuare analisi di  sostenibilità, prosegue Cerminara, diventa quindi ancora più interessante sul mondo dell’high yield e dell’emergente dove proprio l’integrazione di tipo ESG ha dimostrato di poter avere impatti significativi in termini di redditività finanziaria in ottica di long term. 

“Parlare di sostenibilità all’interno dell’universo fixed income richiede una duplice prospettiva, quella dei governativi e quella del credito”, sottolinea Simone Chelini, head of ESG & Strategic Activism di Fideuram Asset Management SGR. “Analizzare la sostenibilità dei governativi vuol dire affidarsi a metriche che riguardano la governance, il tessuto normativo di un Paese e così via. È un lavoro che può essere svolto ma presenta specifiche complessità ed è sicuramente ben diverso da quello che si fa sul credito, dove gli emittenti sono aziende per le quali si può utilizzare lo stesso approccio che si ha per le azioni”, commenta. La sostenibilità, puntualizza Chelini, è un tema che per rendere concreta la sua azione ha bisogno di un orizzonte di medio-lungo termine . “All’interno del credito, quindi, bisogna considerare la duration. Per le emissioni a breve la sostenibilità ha un peso, dal punto di vista della materialità finanziaria, sicuramente inferiore rispetto alle emissioni che hanno una duration di medio-lungo termine”. 

L’integrazione dei criteri di sostenibilità è un valore aggiunto nella costruzione dei portafogli obbligazionari. Sella SGR è impegnata nell’implementazione dell’analisi ESG nell’attività di fund selection, che pertanto cerca di coniugare in sede di “due diligence” la ricerca del maggior rendimento aggiustato per il rischio con l’attenzione agli obiettivi e ai risultati non finanziari. “Come primo step, ci siamo posti come obiettivo generale che almeno il 70% degli asset investiti nei nostri fondi di fondi sia in strategie classificate come articolo 8 o 9 della SFDR e questo si traduce in un lavoro di analisi più approfondito, dal momento che sia la componente finanziaria sia quella ESG finiscono per concorrere alla decisione della migliore strategia da inserire in portafoglio, ovviamente tenendo conto della natura del prodotto e della politica di gestione espressa”, afferma Andrea Daffara, fund selector della SGR.

“Nella componente obbligazionaria l’applicazione di criteri ESG si può rivelare particolarmente utile in ottica di risk management nella misura in cui si valuta la sostenibilità di un dato business o l’affidabilità di un singolo emittente, ma permette anche, a livello di portafoglio, il perseguimento di obiettivi non finanziari, come la decarbonizzazione e, in fase di monitoraggio, un incremento della trasparenza sulle modalità di gestione e sugli impatti derivanti dall’investimento”, aggiunge. Secondo l’esperto, nel lungo termine l’integrazione di questa metodologia comporterà anche effetti importanti nella generazione di alfa e, quindi, permettendo di migliorare la qualità del bond picking. “Le società meglio posizionate all’interno dei rispettivi business o quelle che dimostreranno di sapersi attrezzare meglio nel guidare la propria transizione potranno godere di un accesso al denaro più facile con una maggiore probabilità di “upgrade” nel proprio merito di credito”, conclude Daffara.