Le attese dei gestori italiani sulla riunione BCE di giovedì

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Tembela Bohle, Pexels

Crescono le attese in vista della prossima riunione della Banca centrale europea, calendarizzata per giovedì 9 settembre, data in cui Francoforte darà conto delle decisioni in materia di politica monetaria per i prossimi mesi. Le speculazioni sulle prossime mosse indicano come poco probabile la possibilità di un cambiamento di rotta, ma si prospetta già la decisione di un rallentamento degli stimoli, sostenuta in particolare da Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, e dal membro del Consiglio Robert Holzmann. Quest’ultimo già lo scorso giugno aveva preannunciato che se l’inflazione avesse superato il 3%, “questo significherebbe il dover ripensare la strategia” della banca centrale. E a oggi, in attesa della riunione “il dato sull’inflazione europea al 3% YoY, al di sopra delle aspettative degli analisti e del target della stessa BCE, sembra portare acqua alla narrativa dei falchi, così come il tasso di disoccupazione che sta gradualmente rientrando ai livelli visti pre-pandemia (seppur con le usuali differenze tra gli Stati membri)”, sottolinea Giuseppe Zaffiro Puopolo, Portfolio Manager di Moneyfarm.

EVITARE SCOSSONI

Puopolo ricorda come da marzo dello scorso anno la politica monetaria espansiva della BCE sia stata caratterizzata da un “forte e inusuale consensus” da parte dei suoi membri. Le posizioni di Holzmann e Weidmann, che spingono per un rallentamento degli stimoli e la fine del programma obbligazionario di emergenza pandemica a marzo 2022, avrebbero dunque riacceso il dibattito. “A nostro avviso – prosegue il portfolio manager –, la riduzione del ritmo di acquisti è inevitabile, ma la Banca Centrale ha mostrato tutte le intenzioni di procedere con cautela e di non voler sorprendere i mercati finanziari. Al momento sembra quindi poco probabile che il PEPP possa essere interrotto bruscamente a marzo 2022 senza compensare parte di quegli acquisti con altri interventi di sostegno monetario”. Sul fronte del mercato obbligazionario le prospettive “non sembrano brillanti ma neppure catastrofiche”. Un buon esercizio sarebbe quello di osservare quando accaduto dall’altra parte dell’Atlantico dopo la decisione della FED di ridurre l’acquisto di Titoli a fine 2021. “I mercati obbligazionari non hanno sofferto, con lo yield a lungo termine americano che ha addirittura mostrato una lieve flessione. Riteniamo che lo scenario possa essere simile in Europa, soprattutto se la BCE gestirà in modo efficace la comunicazione nei prossimi mesi, preparando gli investitori alle scelte programmate in termini di politica monetaria”.

Della stessa opinione Algebris che, nel suo Global Credit Bullets, indica come “scarse” le possibilità di un cambiamento di rotta della BCE nella riunione di giovedì. “La discussione sul mercato è stata dominata dal potenziale per un piccolo taglio agli acquisti del PEPP. Mentre qualche alterazione è possibile, sembra improbabile vedere un grande cambiamento in questa fase e la BCE non enfatizzerà le possibili variazioni del piano con mosse audaci. La riunione porterà pochi cambiamenti nella posizione monetaria”, affermano gli analisti della società di gestione, indicando come gli argomenti più stringenti siano quelli legati alla forward guidance sugli acquisti e a “eventuali rialzi dei tassi, la fine del programma PEPP a marzo 2022 e la misura della ‘sostituzione’ in APP (Asset Purchase Program)”. In ogni caso Algebris non si attende risposte definitive già in questa sede, ma ritiene che “l’equilibrio tra una riunione più o meno accomodante dipenderà dalla presa di posizione su questi argomenti”. Ancora una volta si torna alle differenze di posizioni tra falchi neutrali e accomodanti, insistendo sul fatto che “la BCE non è pronta a guidare una svolta poco accomodante tra le banche centrali. I tassi europei hanno recentemente iniziato a guidare il movimento dei tassi globali, suggerendo che il mercato sta dando peso alla possibilità di una stretta anticipata”.

IL PEPP SI PREPARA A RIDURRE IL RITMO DEGLI ACQUISTI

“Alla luce degli ultimi commenti, è probabile che la BCE indicherà nella riunione di giovedì una riduzione del ritmo di acquisti del PEPP”, sostiene infine Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. “Il quadro macroeconomico appare favorevole e le condizioni finanziarie sono diventate più espansive nelle ultime settimane. Ne consegue, quindi, che la BCE abbia, al momento, un minor bisogno di supportare il mercato di quanto avesse indicato in precedenza”. Diana sottolinea come questo non equivalga al tapering della FED, “in quanto non si tratta di un processo lineare”. Anzi, l’esperto di AcomeA indica anche la possibilità che la BCE “torni a incrementare il ritmo degli acquisti nel Q1 2022” nel caso in cui lo richiedano le condizioni di mercato. “In generale, mi sembra probabile che il PEPP si concluda a marzo, visto che non vedo margini per un accordo sulla sua estensione. È tuttavia palese che la BCE dovrà aumentare il suo programma di acquisti principale (l’APP) e trovare un compromesso per trasferire alcune delle flessibilità del PEPP all’APP. In generale, i rendimenti in Europa appaiono destinati a salire, ma chiaramente – conclude Diana – la BCE vigilerà affinché questo non metta a rischio la ripresa”.