Tomlins (M&G Investments): "Curva rendimenti invertita sostiene il mercato dei floating rate notes HY"

James Tomlins News
James Tomlins, immagine concessa (M&G Investments)

Perché adottare oggi una strategia sui bond ad alto rendimento a tasso variabile in vista dell’allentamento delle politiche monetarie nel corso dell’anno? È questa la domanda chiave che si pongono molti investitori in questa fase di mercato. Ma secondo James Tomlins, gestore fixed income di M&G Investments, c’è un fattore chiave che gioca a favore dei tassi variabili: la curva dei rendimenti dei treasury invertita. “Se la curva fosse piatta, sarebbe più complicato affermare che degli strumenti come i floating rate notes (FRN) possano sovraperformare i titoli a tasso fisso. Ma la curva ad oggi rimane invertita. Perciò sono necessari dei tagli molto più aggressivi di quelli attualmente prezzati dai mercati per far sì che i bond a tasso variabile generino delle performance più basse di quelli a tasso fisso”, afferma il gestore in un’intervista a FundsPeople. Secondo l’esperto, infatti, servirebbero dei tagli dei tassi superiori al 2% affinché questo accada. Un’eventualità ad oggi poco probabile, tenendo conto del contesto macro economico incerto per le tensioni in Medio Oriente che potrebbero rallentare il processo di disinflazione in corso (soprattutto in Europa) e per la resilienza dell’economia negli Stati Uniti, che concede un buon margine di manovra alla Fed per non intervenire con decisione sulla leva dei tassi. “Inoltre, se i tagli dei tassi giungessero in ritardo rispetto a quanto previsto, i floating rate notes continuerebbero a generare sovraperformance per il maggiore rendimento offerto. In sostanza, le cose potrebbero andare diversamente solo in uno scenario di tassi che crollano molto rapidamente verso lo zero. Ma ciò appare improbabile, soprattutto tenendo conto della fase che sta attraversando l’economia mondiale”, afferma il gestore. “Penso che i mercati siano stati eccessivamente ansiosi di scontare i prossimi tagli dei tassi. E inoltre, c'è il rischio di un’inflazione persistente. che potrebbe spingere le banche centrali a mantenere i tassi più alti più a lungo.”, analizza Tomlins.

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