Hedge fund: cosa sono e cosa possono apportare ai portafogli

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Foto Cafecredit, Flickr, Creative Commons

A giudicare dal consenso generale, gli hedge fund sembrano non essere particolarmente ben visti. La stampa è piuttosto critica nei loro confronti, e in alcuni casi con ragione: basti pensare al Quantum Fund di George Soros, che nei primi anni Novanta fu la causa della svalutazione della sterlina, o al Tiger Fund di Julian Robertson, che sul finire dello stesso decennio perse più di 2 miliardi di dollari puntando sul deprezzamento dello yen contro il dollaro. Questi prodotti, chiamati anche fondi speculativi, si portano dietro ancora oggi uno strascico di cattiva fama. In questa voce del Glossario FundsPeople spieghiamo cosa sono e cosa possono apportare ai portafogli.

Cosa sono gli hedge fund?

Come spiega il sito di Borsa italiana, i fondi hedge o fondi speculativi cercano di realizzare rendimenti elevati immunizzati rispetto all’andamento del mercato, cioè anche in caso di mercato orso (contesto che in circostanze normale è fonte di perdite).

Che caratteristiche hanno?

Gli hedge fund non hanno le restrizioni agli investimenti che vengono imposte ai fondi tradizionali. I gestori possono scegliere liberamente i titoli e gli strumenti in cui investire e adottano strategie sofisticate come le vendite allo scoperto e la leva finanziaria. Per questo motivo si tratta di prodotti complessivamente più rischiosi ed è importante che gli investitori ne siano consapevoli.

Una delle caratteristiche principali dei fondi hedge è che sono poco liquidi e a volte prevedono un periodo minimo di detenzione dell’investimento. A differenza dei fondi tradizionali, inoltre, la normativa non pone un tetto massimo alle commissioni.

Quando sono nati?

Anche se il termine “hedge fund” fa pensare subito agli episodi negativi già citati, i fondi speculativi sono nati molto prima. Il primo prodotto classificabile come fondo hedge fu creato nel 1949 da Alfred Winslow Jones, che di certo non aveva un profilo speculativo. Jones non definiva il suo prodotto un hedge fund, bensì un “hedged fund” (fondo coperto), perché la copertura del portafoglio nei confronti dei movimenti unidirezionali del mercato rappresentava a suo avviso la caratteristica distintiva del suo fondo di investimento.

In che modo possiamo investire in fondi hedge?

Esistono quattro modalità per accedere agli hedge fund: fondi single manager, fondi gestiti da 2-4 gestori, fondi multi-manager e fondi di replica. Ciascuno di questi quattro modelli fornisce accesso a una tipologia di offerta e apporta sia vantaggi che svantaggi. 

I vantaggi degli investimenti in hedge fund

A causa della loro stessa natura, i fondi hedge sono concepiti per offrire un rapporto rischio/rendimento più favorevole rispetto agli investimenti tradizionali long-only. Il motivo è che il loro obiettivo è sfruttare sia i mercati toro che quelli orso, generando un alfa più elevato e duraturo nel tempo.

Pertanto, questi prodotti apportano ai portafogli diversificazione, poiché investono in diverse strategie senza restrizioni; flessibilità, perché possono detenere posizioni sia lunghe che corte; e rendimenti più elevati, grazie al contributo della leva finanziaria. Secondo Aurum, gli investimenti in hedge fund si comportano come una frontiera efficiente, perché riducono al minimo i rendimenti negativi (vedi grafico).

Fonte: Bloomberg; Aurum

Bisogna tenere presente anche che…

Esistono però diversi rischi che gli investitori non devono trascurare, perché l’universo dei fondi hedge è complesso e vario e richiede conoscenze e capacità specializzate. Gli investitori devono essere consapevoli che possono ottenere maggiori rendimenti, a fronte però di un rischio più alto rispetto ad altri strumenti di investimento. Inoltre, gli investimenti diretti richiedono l’impiego di vaste risorse di gestione e gli investimenti indiretti tramite provider esterni comportano costi aggiuntivi, oltre a non soddisfare appieno le esigenze del singolo investitore.